Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

Saggi Ospiti

L'Ordine dei Trionfi

In mazzi di tarocchi antichi e in documenti del sec. XVI

 

Andrea Vitali, marzo 2009

 

 

In questo articolo tratteremo degli ordini dei Trionfi come descritti in alcuni dei più importanti documenti manoscritti e a stampa del Cinquecento e come ritroviamo in quattro specifici mazzi antichi: il Tarocco di Carlo VI, il Tarocco Bolognese, quello Toscano e i Tarocchi Rosenwald.

 
Il problema dell’attribuzione è a nostro avviso ancor lungi da essere risolto per quanto riguarda i cosiddetti Tarocchi di Carlo VI 1. Non essendo lo scrivente uno storico dell’arte, deve affidarsi alle valutazioni degli esperti le cui conclusioni sono tuttavia discordanti. Si ritiene comunque di poter esprimere un proprio parere in base ad alcune considerazioni dettate dalla convinzione dell’origine bolognese dei gioco dei Trionfi 2.


Scrive Giuliana Algeri: “Se da un lato infatti, come è stato concordemente sottolineato, le carte trovano precisi riscontri strutturali e formali soprattutto con la serie di Catania 3 dall’altro presentano notevoli affinità iconografiche e compositive proprio con i Tarocchi  della Cary Collection di New Haven 4 il cui rapporto con la corte ferrarese è attestato dalla presenza dello stemma della famiglia d’Este sugli scudi della regina  e del cavallo di Bastoni e su quello della regina di Spade. Le corrispondenze iconografiche più puntuali riguardano in particolare la figura del Matto, rappresentato in entrambi i mazzi come un buffone deriso da un gruppo di bambini. Il rapporto tra le due figure risulta ancor più evidente se si considera la totale diversità di questa iconografia rispetto alla tradizione lombarda in cui il Matto ha piuttosto l’aspetto di un mendicante gozzuto. Anche le figure del Papa, della Temperanza e del Mondo, appaiono ispirate agli stessi schemi compositivi delle carte di New Haven, così come l’immagine dei due astronomi che studiano la luna si ricollega direttamente allo schema iconografico adottato nelle carte d’Este per la figura della Stella. Se si accetta quindi l’ipotesi di un’origine ferrarese per le carte della famiglia d’Este, non si può non concludere che anche i Tarocchi di Carlo VI furono eseguiti nella medesima città. Un riflesso della pittura ferrarese si può d’altronde cogliere – indipendentemente dai rapporti con le carte d’Este – nelle figure dell’Innamorato e del Carro, riconducibili entrambe ai festanti cortei del Saloni dei Mesi nel Palazzo Schifanoia” 5. Dello stesso parere è Elisabetta Gnignera, una delle maggiori storiche del costume a livello mondiale, con la quale ci siamo confrontati sull’argomento. La sua alta opinione è che oltre a vestimenti tipici ferraresi, alcuni elementi suggeriscono una manifattura di provenienza bolognese 6.


Su quanto scritto dall’Algeri si può dibattere che una medesima struttura iconografica non presuppone necessariamente una stessa provenienza: molti potrebbero essere i motivi della similitudine, a iniziare da un atteggiamento puramente imitativo. La figura del Folle attorniato da fanciulli si trova ad esempio in diverse Bibbie del sec. XVI 7.  Inoltre, il Salone dei Mesi in Schifanoia acquistò una tale fama da considerarsi plausibile che se ne traessero spunti per abiti e figurazioni. Pur attribuendo ai mazzi sopracitati specifiche finalità commemorative (ad esempio, il mazzo di Ercole I d’Este venne realizzato per commemorare il matrimonio del Duca Ercole con Eleonora d’Aragona come si evince dallo stemma degli Este impresso sulla regina di Spade, sulla regina e sul cavallo di Bastone, mentre quello degli Aragona si trova sul re e sul cavalo di Spade), è difficile stabilirne l’autore. Come abbiamo fatto osservare 8 la corte d’Este si rivolse in più occasioni alla competenza dei fabbricanti di carte bolognesi per mazzi da utilizzarsi a corte e per gli artisti di quella città doveva essere più che normale realizzare abiti e situazioni in stile ferrarese, se la committenza lo avesse richiesto. Tuttavia, esiste un altro e più importante elemento che induce a pensare che il mazzo di Carlo VI non sia stato realizzato per la corte Estense ma al contrario per Bologna, e cioè l’ordine dei Trionfi di tipo bolognese che vede nella carta dell’Angelo il trionfo più alto distinguendosi dall’ordine ferrarese che contempla invece il Mondo quale trionfo superiore 9. Per quale motivo un artista ferrarese avrebbe dovuto dare un ordine bolognese a un mazzo di carte da utilizzarsi dagli Este? Altra possibilità: potrebbe essere stato un artista ferrarese a realizzare quel mazzo su ordine di un signore di Bologna. Ipotizzando invece che la numerazione presente sulle carte fosse da datarsi a un secondo e più tardo momento, il mazzo potrebbe essere stato utilizzato da gentiluomini bolognesi. Dovrebbe essere escluso un intervento fiorentino: data la distanza che separa le due città, sarebbe stato più logico affidarsi ai Bolognesi che erano fra l'altro molto esperti. In ogni modo, se l’artista fosse da individuarsi come ferrarese, senz’altro vi fu un’influenza vestimentaria bolognese così come attestato da Elisabetta Gnignera.


Dalla figura 1 si possono comparare gli ordini delle carte di Carlo VI e del Tarocco Bolognese, molto simili a quello delle carte Rosenwald 10. Queste ultime sono stampate su tre fogli non tagliati: nel primo sono presenti tutti i Trionfi, con esclusione del Matto, e tre figure (regina di Denari, regina di Spade, regina di Coppe); gli altri due fogli contengono uno dodici figure e l’altro trentasei carte numerali. L’Algeri sostiene che mentre la struttura iconografica dei Trionfi appare mutuata dai Tarocchi di Carlo VI, le restanti carte appaiono di elaborazione successiva. Di contrario avviso è il Depaulis che vede in questo mazzo una sorta di proto-minchiate fiorentine. Da una comparazione da lui compiuta fra l'ordine di queste carte, i Tarocchi di Carlo VI e quelle indicate nello Strambotto de' Trionfi dei primi del sec. XVI, ne risulterebbe, a suo avviso, una forte similarità che lo indotto ad affermare che i Tarocchi di Carlo VI sarebbero stati prodotti in Toscana.

 

Nell'ordine dei mazzi presi in esame sono presenti minime varianti prodotte a mio avviso sia da una diversità del gioco che poteva differenziarsi da città a città, più che da regione a regione, sia da una variante temporale cioè dal diverso periodo di creazione dei mazzi. I Tarocchi di Carlo VI furono infatti realizzati nella seconda metà del sec. XV, come affermano gli storici dell'arte, mentre sia lo Strambotto che i Tarocchi Rosenwald sono di epoca leggermente più tarda. In quel periodo dieci anni potevano influire moltissimo (figura 2 - Ordine del Tarocco Bolognese e dei Tarocchi Toscani - figura 3 Una sezione del primo foglio del Tarocco Rosenwald).

 

Per quanto riguarda la varia tipologia di ordini, lo storico Michael Dummett ha individuato tre distinti gruppi da lui identificati con le lettere A, B e C: “Le carte che variano più capricciosamente da un ordine all’altro all’interno della sequenza sono le tre virtù. Lasciando da parte le virtù, possiamo dire che la sequenza dei rimanenti trionfi può essere divisa in tre segmenti distinti, uno iniziale, uno intermedio, uno finale, e che tutte le variazioni di ordine si verificano solo all’interno di ciascuno di questi segmenti” 11.


- Il primo segmento comprende il Bagatto, l’Imperatrice  l’Imperatore, la Papessa, il Papa.
- Nel secondo troviamo l’Amore, il Carro, la Ruota, l’Eremita, l’Impiccato.
- Nel terzo la Morte, il Diavolo, la Torre, la Stella, la Luna, il Sole, l’Angelo e il Mondo.

I vari ordini si differenziano in base alla posizione delle virtù e dell’Angelo (Giudizio):

- nell’ordine di Tipo A il trionfo più alto è l’Angelo seguito dal Mondo con le tre virtù vicine solitamente poste al di sopra della carta più bassa del segmento intermedio.

- all’ordine di Tipo B appartiene la maggior documentazione precedente al Settecento: qui la carta del Mondo è la più alta seguita dalla Giustizia e dall’Angelo. In quest’ordine le tre virtù sono posizionate sempre in basso, ma non consecutivamente.

- l’ordine di Tipo C è quello oggi comunemente conosciuto e che corrisponde - seppur con varianti per cui sarebbe preferibile parlare di diverse varietà di Tipo C - ai tarocchi di Marsiglia e ai tarocchi Lombardi e Piemontesi: il Mondo risulta essere il trionfo più alto seguito dall’Angelo, la Temperanza si trova fra la Morte e il Diavolo, la Fortezza precede la Giustizia. Differenziazioni si trovano, come sopra espresso, nell’ordine Tipo C del Tarocco di Marsiglia e in due elenchi antichi di trionfi dove la Giustizia si trova al settimo posto sopra l’Amore mentre in un elenco troviamo la Fortezza all’ottavo e nell’altro al nono, sopra il Carro. Nel Tarocco di Marsiglia e nel Tarocco Piemontese la Giustizia si trova al nono posto e la Fortezza all’undicesimo, mentre la Ruota è posta in posizione superiore all’Eremita, mentre nei due documenti antichi il segmento intermedio segue l’ordine tipico, a parte l’inserimento delle virtù 12.  

 

Le seguenti figure presentano gli ordini riportati da documenti del sec. XVI (figura 5 - figura 6 - figura 7 - figura 8). Nell’ordine del Lotto festevole, fatto in Villa, fra una nobil schiera di Cavalieri & di Dame, / con i Trionfi de Tarrochi, esplicati in / lode delle dette Damedi Giulio Cesare Croce (1602), la mancanza del Papa e della Papessa (figura 9) appare determinata da un adeguamento al numero delle dame a cui sono dedicati i vari sonetti.

 

Le varianti nell’ordine presenti nelle figure soprastanti denotano accomodamenti che nel tempo furono adottati più per motivi di carattere ludico che dottrinale. Infatti, considerando la disamina del sottoscritto riguardante l’ordine dei tarocchi strutturati in base alla Scala Mistica, occorre valutare come la più antica lista di trionfi conosciuta, descritta nel manoscritto Sermo perutilis de ludo, ovvero Sermone utilissimo sul Gioco  (figura 4della fine del sec. XV 13 rispecchi fedelmente la Scala. I significati dei trionfi riportati dal monaco a cui si deve il documento manoscritto, risultano dettati da una campagna religiosa tesa a condannare i tarocchi come gioco d'azzardo. In quel periodo, il legame che univa i 22 Trionfi alla Scala, era stato quasi completamente dimenticato, o meglio, non più riconosciuto da un popolo che in queste carte vedeva solo uno strumento per divertirsi.

 

Ovviamente la Chiesa si sentì in dovere di intervenire, affermando fra l'altro che i tarocchi erano stati inventati dal Demonio per dannare l'umanità come scrive il buon monaco. Ci si può rendere conto di quanto i significati attribuiti alle carte dal religioso fossero coerenti con questa presa di posizione osservando ciò che scrive, ad esempio, nei riguardi della Papessa: O miseri quod negat Christiana fide = O meschini, è una cosa che la Fede Cristiana afferma che non esiste. Questa frase manifesta una condanna contro i giocatori per l’inserimento fra i Trionfi della leggendaria Papessa Giovanna, la cui esistenza venne negata giustamente dalla Chiesa essendo una delle tante ‘invenzioni’ attribuite alla Chiesa di Roma da parte della Riforma protestante. Come oggi ben sappiamo la Papessa rappresenta la cattolica Fides così come dipinta ad esempio da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova.  


Dal primo ordine di Trionfi conosciuto, ovvero dal citato Sermo de Ludo risalente ai primissimi del Cinquecento, risulta evidente che si trattava di un gioco a sfondo etico: il Giocoliere (Bagatto) raffigura l’uomo peccatore a cui sono state date guide temporali, l’Imperatrice e l’Imperatore e guide spirituali, il Papa e la Papessa (la Fede). L’Amore, ovvero la passione per persone e cose, che conduce a soddisfare i propri piaceri, deve essere mitigato dalla virtù della Temperanza, mentre il desiderio di trionfare, ossia il Carro, dovrà essere tenuto a freno dalla Forza (la cristiana virtù Fortitudo). La Ruota della Fortuna insegna che ogni successo è effimero e che anche i potenti sono destinati a diventare polvere. L’Eremita, che segue la Ruota, rappresenta il tempo al quale ogni essere deve sottostare e la necessità per ciascun uomo di meditare sul valore reale dell’esistenza, mentre l’Appeso (il Traditore) denuncia il pericolo di cadere nella tentazione e nel peccato prima che la Morte sopraggiunga, poiché nel caso che l’uomo avesse rinnegato il proprio Creatore si sarebbero aperte per lui le porte dell’Inferno (la carta del Diavolo)


Secondo la visione cosmologica medievale di stampo aristotelico-tolemaico, sopra la crosta terrestre si estendono le sfere celesti e la prima di esse, dopo il cerchio dell’aria, è la Sphaera Ignis cioè la Sfera di Fuoco, raffigurata da fulmini che colpiscono una Torre. Le sfere planetarie sono sintetizzate dai tre astri principali: Venere, la Stella per eccellenza, la Luna e il Sole. La sfera più alta è l’Empireo, sede degli Angeli che nel giorno del Giudizio saranno chiamati a risvegliare i morti dalle loro tombe. In quel giorno la Giustizia divina trionferà, pesando le anime e dividendo i buoni dai malvagi. Sopra tutti sta il Mondo, cioè “El Dio Padre”, così come definisce questa carta il monaco autore del Sermone. Lo stesso religioso pone il Folle dopo il Mondo come a indicare la sua estraneità a ogni regola e insegnamento in quanto, difettandogli la ragione, non era in grado di comprendere le verità rivelate.


Il pensiero della Scolastica, che mirava ad avvalorare le verità di fede attraverso l’uso della ragione (Cogito, ergo Deus est), accumunò nella categoria dei folli tutti coloro che seppur dotati di ragione non credevano in Dio. Nei tarocchi la presenza del Folle acquista pertanto un ulteriore e profondo significato: attraverso l’insegnamento espresso dalla Scala Mistica, il non credente sarebbe potuto giungere, nella sua massima espressione, a diventare ‘Folle di Dio’ come lo divenne il santo più popolare, cioè Francesco d’Assisi, che fu chiamato “Lo Sancto Jullare e il Sancto Folle di Dio”.


Cercare nei documenti del tempo scritti che attestino il concetto della Scala in riferimento ai tarocchi sarebbe cosa vana: la conoscenza della teologica, compresi i valori mistico-sacrali dei numeri, si demandava ai grandi trattati sull'argomento, come la Somma Teologica di San Tommaso. Ad esempio, nessuno si sarebbe mai sognato di informare la popolazione scrivendo il perché il battistero della propria città fosse stato costruito in forma ottagonale. Allo stesso modo per il significato del Folle si rimandava alla lettura del Salmo 52 della Bibbia, laddove lo si identificava come l’Insipiens, colui che negava l’esistenza di Dio 14.

 


   ADDENDA


Un' ipotesi sul Primo Ordine dei Trionfi

 



Siamo sempre più convinti che il gioco dei Trionfi sia stato ideato in origine dal Principe Fibbia, mentre viveva a Bologna “sub Capella Sancti Prosperi” (nella Parrocchia di San Prospero). A parte aver avvalorato attraverso documenti la sua esistenza e la sua presenza a Bologna proprio negli anni indicati dal celebre dipinto seicentesco, occorre valutare attentamente la nostra disamina 15 che qui brevemente riassumo: “Innanzitutto chi commissionò il quadro non conosceva l’epoca precisa di quando i tarocchi fossero stati inventati come non lo sapevano gli uomini che ne trattarono sia nel Cinquecento sia nei secoli successivi. Nel dipinto è scritto che Francesco Fibbia fu l’inventore dei tarocchini, quando noi sappiamo che questi rappresentano una variante cinquecentesca del gioco dei tarocchi già esistenti a Bologna fin dal 1442 con il termine di Trionfi. Ciò significa che l’autore delle scritte, additando un personaggio vissuto a cavallo fra il Trecento e il Quattrocento quale inventore dei tarocchini, non conosceva la reale data della loro ideazione, ritenendoli la forma originaria e non una successiva variante 16. Nonostante questo, le date indicate nel quadro risultano essere molto vicine a quelle ipotizzate per la nascita del gioco dei Trionfi, e questo non può che sorprendere. Se l’autore delle scritte avesse menzionato una data più tarda rispetto a quella che noi conosciamo come ipotetica di nascita dei Trionfi - inizio del Quattrocento - avremmo subito compreso che si sarebbe trattato di un tipo di operazione concepita per mettere in forte evidenza il ruolo della Famiglia Fibbia, dato che le carte dei tarocchi erano a Bologna alquanto amate e utilizzate a tutti i livelli sociali. È stato per un puro caso che l’autore delle scritte abbia indicato date così vicine alla realtà, un ‘azzeccarci’ inconsapevole, volendo promuovere l’immagine della propria famiglia o forse è più plausibile che egli sia venuto in possesso di un documento antico che ha riportato, consapevole che ciò avrebbe arrecato anche prestigio alla famiglia? Personalmente ritengo assai più realistica questa seconda ipotesi”.


Una domanda sorge spontanea: il Principe Fibbia ha ideato i Trionfi come oggi noi li conosciamo nel numero e nell’ordine oppure si trattava un gioco dal carattere ancora embrionale? Lothar Teikemeier ha messo molto bene in evidenza che le carte dei Trionfi antichi sopravvissuti constavano di 14 carte, per poi divenire 22 17.


Come sappiamo, i Trionfi divennero 22 dopo un certo periodo di tempo, quando risultò necessario adattare il numero delle carte al percorso mistico. Scrive infatti Mons. Lorenzo Dattrino, docente di Patristica all’Università Lateranense: «Riguardo il numero 22 così si esprime Origine, sommo Padre della Chiesa: nella disposizione numerale, i numeri singoli contengono certa quale forza e potere sulle cose e di tale potere e forza s'è valso il Creatore dell'universo, talora per la costituzione dell'universo stes­so, talora a significare la natura delle cose singole così come esse ci appariscono. Ne segue allora che, in base alle Scritture, occorre osservare e derivare quegli aspetti che singolar­mente appartengono ai numeri stessi. E in realtà occorre non ignorare che i libri stessi dell'Antico Testamento, come gli Ebrei li hanno trasmessi, sono Ventidue, e ad essi a ugua­le il numero degli elementi ebraici; e questo non senza motivo. Come infatti Ventidue lette­re sembrano essere l'introduzione alla sapienza e alla dottrina impressa con queste figure negli uomini, così pure i Ventidue Libri della Scrittura costituiscono il fondamento e l'introdu­zione alla sapienza di Dio e alla conoscenza del mondo" (Select. in Ps l - PG 12, 1084) 18. In altre parole, Origene "riferendosi ai 22 libri ispirati dalla Bibbia scorge nelle Ventidue lettere che compongono l'alfabeto ebraico, una introduzione alla sapienza e agli insegnamenti divini impressi negli uomini" 19.


I Trionfi furono portati quindi a 22 quando si rese necessario orientare i contenuti del gioco su valori etici. Ma per quale motivo? Perchè non esiste miglior metodo didattico che insegnare attraverso il gioco (Ludendo intelligo). La trasmissione dei contenuti della mistica attraverso le carte fu azione che la Chiesa accettò volentieri. Fu essa stessa a modificare il mazzo oppure fu azione compiuta da altri? Non possiamo dirlo con certezza. Qualcuno sostiene che se fosse stata iniziativa della Chiesa probabilmente ne sarebbe rimasta qualche traccia nei documenti, ma come gli storici ben sanno la mancanza di testimonianze scritte non nega la possibilità di un evento, in quanto i documenti potrebbero essere andati dispersi oppure non ancora trovati. Se ipotizzassimo invece che sia stato un giocatore o più giocatori a modificarne il numero, deve essere stato qualcuno che conosceva bene il concetto della Scala. E qui possiamo individuare due possibili motivazioni in grado di giustificare tale operazione: o per mero atteggiamento religioso oppure per poter continuare a giocare a un passatempo tanto amato senza sentirsi alitare sul collo il respiro dal carattere pressoché inquisitoriale della Chiesa. Se questa seconda ipotesi apparisse azzardata, una più attenta valutazione sarà in grado di giustificarla: infatti conferire al gioco un aspetto etico significava distogliere da esso l'attenzione delle autorità ecclesiastiche, permettendo ai giocatori di divertirsi senza pensieri. Invero le ordinanze contro il gioco d’azzardo promulgate dalla Chiesa per tutto il Quattrocento non presero in considerazione il Ludus Triumphorum

 

Ritornando al nostro Principe Francesco Antelminelli Castracani Fibbia 20, come abbiamo scritto egli discendeva dal celebre condottiero Castruccio Castracani, il quale venne scomunicato nel 1327 da Papa Giovanni XXII per la sua avversione al potere temporale della Chiesa. Per questo motivo si può ipotizzare che difficilmente il Principe avrebbe pensato di ideare un gioco sulla mistica della religiosità cristiana del tempo. Il gioco che inventò potrebbe essere stato composto da 14 Trionfi così come troviamo nelle prime carte miniate o da un numero inferiore di Trionfi (forse 8) semmai abbinati a numeri fino a raggiungere le quattordici carte. Vista la scomunica comminata alla sua famiglia, il gioco poteva essere composto da carte satiriche contro il Papato, ma è solo un’ipotesi. Ricordiamo comunque che proprio in quegli anni, cioè nel 1411, vi fu un'insurrezione a Bologna contro l'autorità papale soffocata nel sangue.


Note


1.
 Seconda metà del XV secolo, Parigi, Biblioteca Nazionale, Gabinetto delle Stampe

2. Si vedano Il Principe inventore del Ludus Triumphorum Bologna e l’invenzione dei Trionfi).

3. Tarocchi di Alessandro Sforza, Ferrara, c. 1450-1460.

4. Tarocchi di Ercole I d'Este, Ferrara, dopo il 1473.

5. Giuliana Algeri, Un gioco per le corti: i tarocchi miniati, in "Le Carte di Corte. I Tarocchi. Gioco e Magia alla Corte degli Estensi", a cura di Giordano Berti e Andrea Vitali, 1987, p. 34.
6. Elisabetta Gnignera ha commentato gli abitipresenti nel mazzo dei cosiddetti Tarocchi di Carlo VI nellaversione in lingua inglese del volume Bologna e i Tarocchi. Un Patrimonio Italiano del Rinascimento a cura di Andrea Vitali sotto l’Egida del Ministero per i Beni Culturali (Edizioni Mutus Liber) in fase di pubblicazione.

7. Si veda Il Matto (Il Folle) 

8. In Bologna e l’invenzione dei Trionfi.

9. L’ordine che contraddistingue queste carte, a cui furono abbinate numeri romani, risulta essere quello del Tarocco Bolognese, con la carta dell'Angelo a sovrastare il Mondo e con minime varianti nella numerazione delle carte del Carro, della Forza e della Temperanza.
10. National Gallery of Art, Rosenwald Collection, Washington. L'ordine è il seguente: Angelo, Mondo, Sole, Luna, Stella, Torre, Diavolo, Morte, Eremita, Ruota, Carro, Fortezza, Giustizia, Temperanza, Amore, Papa, Imperatore, Imperatrice, Papessa, Bagatto, Matto. 
11. Michael Dummett, Il Mondo e l'Angelo, Napoli, 1993, p. 173.
12. Una descrizione molto approfondita sulle varianti si trova in Michael Dummett, cit., p. 174 e sgg. 
13. Per conoscere il concetto di Scala Mistica si veda il saggio omonimo e La Scala Mistica nel Sermo de Ludo. La dottrina della Scala appartiene alla teologia ascetica e mistica cristiana. È un vero peccato che il Prof. Michael Dummett, a cui tutti noi dobbiamo moltissimo per i suoi studi sulla storia dei tarocchi, non abbia mai approfondito l'aspetto simbolico e dottrinale della Scala, argomento avulso dai suoi principali interessi.

14. Per il concetto di Insipiens si veda Il Matto (Il Folle).

15. Si veda Il Principe inventore del Ludus Triumphorum.

16. Il fatto che i Bolognesi avessero dimenticato il termine tarocchi e il suo gioco composto da 78 carte, non deve stupire. A questo proposito scrive Michael Dummett: "Anche se ancora esistenti nel 1588, la vecchia forma e il mazzo completo erano stati completamente dimenticati alla metà del XVII secolo, benché persistesse il nome di Tarocchino".  Michael Dummett, Il Mondo e l'Angelo, Napoli, 1993, p. 224.

17. Si veda al link Collaborazioni.

18. Mons. Prof. Lorenzo Dattrino, Il simbolismo dei numeri nella Patristica, in G. Berti e A. Vitali (a cura), “Tarocchi.: Arte e Magia”, Faenza, Edizioni Le Tarot, 1994, p. 71.

19. Antonio Quacquarelli, s.v. Numeri, in DPAC, pp. 2447-2448.

20. Il Principe Fibbia, la cui data di morte più attendibile, il 1419, è documentata dalla scritta riportata nel dipinto ideò senz'altro il gioco a Quattrocento iniziato. Fu quello un periodo molto turbolento della storia pontificia, con la presenza di papi nepotisti e antipapi. Poiché i documenti più antichi fino ad oggi reperiti riguardanti il gioco dei Trionfi risalgono al 1440 (Anghiari) e al 1442 (Ferrara), per congettura storica si deve far risalire la loro creazione ad un periodo precedente non inferiore ai venti/venticinque anni, epoca che corrisponde alla presenza del Principe a Bologna. Tale congettura, in riferimento alla pratica d’uso, è comunemente avvalorata dagli storici del medioevo. Nello specifico, è concorde con lo scrivente il Prof. Rolando Dondarini, docente di storia medievale all’Università di Bologna, il prof. Paolo Aldo Rossi, docente di storia del pensiero scientifico all'Università di Genova e il Prof. Franco Cardini, riconosciuto come uno dei massimi storici del medioevo a livello internazionale.  Occorre infatti considerare il tempo necessario affinché il gioco acquisisse una tale popolarità da divenire oggetto di realizzazione artistica miniata presso le corti. Inoltre. il loro contenuto deve essere messo in relazione con i contesti culturali del tempo, un contenuto che, nello specifico, viene fatto risalire dal prof. Franco Cardini alla fine del Trecento o inizi Quattrocento. Nella medesima epoca in cui apparvero i primi Trionfi miniati, carte simili ma di fattura popolare erano d'altronde già utilizzate a Bologna dalla gente comune, testimoniando una pratica presente da tempo. La mancata sopravvivenza di carte popolari si deve alla loro fattura poiché la carta e il cartone con cui erano realizzate si deterioravano facilmente.

 

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