Saggi di Andrea Vitali

Un Artista povero del Cinquecento

Un pittore divenuto decoratore di Tarocchi

 

La vita degli artisti è sempre stata soggetta alla tirannia della Fortuna. Molti i famosi e altrettanti i poco conosciuti, anche se a volte straordinari. Nella prima metà del Cinquecento visse Aurelio Busso (o Buso) uno dei tanti a cui la Sorte non arrise, sebbene di notevole talento  - “non ostante la sua virtù” -  tanto da ricevere encomi dalla stesso Raffaello. Costretto all’indigenza, verso la fine della sua esistenza (morì probabilmente intorno agli anni ‘60 del Cinquecento), fu costretto per vivere a decorare tarocchi.



                                                                     Busso 1


Nato da una famiglia di pittori, frequentò l’Accademia di San Luca a Roma, allievo di Polidoro da Caravaggio e di Maturino da Firenze. Come affrescatore, si specializzò nell'esecuzione di fregi che decorava con piccole storie, come troviamo nella canonica del Duomo di Crema. Durante i suoi spostamenti per la penisola affrescò palazzi a Genova, Venezia e Milano oltre che a Crema. La sua Fuga in Egitto nella Galleria Tadini di Lovere, lo pone tra i migliori decoratori dell'epoca.



                                                                    Busso 2

                                                                                              La fuga in Egitto
                                                                                                   Olio su tela


Ebbe anche diversi allievi, da Giovanni Battista Castello, detto il Bergamasco (nipote del Civerchio), che condusse con sé a Genova dove lavorarono alla decorazione esterna di alcuni palazzi, a Giovanni Da Monte.

 

Per il suo carattere particolare, di tipo bohemienne, non amministrando a dovere i compensi a lui elargiti per i lavori e per il fatto di non aver saputo crearsi  consolidate amicizie, ad un certo punto della sua vita iniziò a soffrire d’indigenza. Aurelio Busso morì in miseria, dopo aver condotto una vita così sregolata da ridursi, per campare, a decorare carte da tarocchi.

 

Nell’opera Maraviglie dell'Arte. Overo Le Vite de Gl' Illustri Pittori Veneti, e dello Stato. Ove sono raccolte le Opere Insigni, i Costumi, & i Ritratti Loro. Con la Narrazione delle Historie, delle Favole, e delle Moralità da quelli Dipinte, composta dal Cavaliere Carlo Ridolfi, viene riportata brevemente la vita del Buso (1).



                                                                                    VITA DI AURELIO BUSO

                                                                                                   P I T T О R E


"Fu costui discepolo di Polidoro da Caravaggio e di Maturino, e servì loro in molte opere che fecero in Roma, onde riportò spesso ne suoi lavori i concetti loro, di Raffaello, e di Giulio Romano.

Gode la Città di Crema di quello Autore la pittura; à fresco nella Cappella della Trinità e sopra la torre del tormento nella parte, che riguarda la piazza, alcune gran figure á chiaro scuro, che hor mal si veggono, essendo corrose dal tempo.

Nel Palagio de' Signori Conti Antonio, e fratelli Benzoni Patritij Veneti, e riguardevoli per le molte loro nobilissime conditioni fece nel fregio d' una stanza molti corpi d'huomini, e di donne, fanciulli, festoni, & altri ornamenti, e nella sala del Signor Ranuccio Zorla hà dipinto in un soffitto gli Dei alla mensa,e lo aspetto del medesimo Palagio, á chiaro scuro.

La facciata della casa de' Signori Gambazzocchi con le Sabine rapite pure à chiaro scuro, fù opera di costui, e si trovano altre sue pitture appresso de' privati.

Nella Villa di Moschesano hà colorito anco á fresco il casino del Conte Ridolfo Vimercaro con historie, & varie fantasie. Morì l’infelice non ostante la sua virtù in misero stato datosi per vivere a dipingere carte da tarochi”.

 

Note

 

1 - Venezia, 1648, p. 406.


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