Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

Saggi Ospiti

Del Minchione

Dove si tratta di uomini stupidi, balordi e perditempo

 

Andrea Vitali, ottobre 2004

 

 

Le parole derivate dal termine minchia (latino mentula) rispecchiano il significato attribuito alla voce ludica minchiata, ampiamente illustrato in diversi nostri saggi 1. Vediamone alcune affidandoci alla prima edizione del Vocabolario dell’Accademia della Crusca del 1612:

 

Minchioneria
Lat. fabula: cosa di poco o di nessun valore
Lat. errata: errore grande, sproposito, corbelleria
Lat: jocus, facetia: motto, detto giocoso

 

Minchionare
Lat. illudere, irridere: burlarsi di chicchessia

 

Minchionatura
L’atto di minchionare

 
Minchione
Lat. bardus, iners: balordo, sciocco, perditempo

 

A queste aggiungiamo le parole minchiattarri o minchiantarri, che Luigi Pulci riporta in un suo sonetto con il significato di minchione 2.

 

Nella seguente disamina abbiamo trattato, senza pretesa di completezza, sulla parola minchione da noi reperita in testi letterari dal XV al XVIII secolo, riportandone i passi in cui è contenuta. All’interno del suo significato generale, come descritto nel Vocabolario della Crusca, alcune leggere sfumature permetteranno di comprendere al meglio il termine ludico minchiata.

 

Poiché di molti autori sono già state riportate informazioni in nostri precedenti interventi (ponendo la freccetta sui singoli nomi alcuni diventeranno cliccabili), sarà qui presentato un breve profilo dei soli letterati non ancora presi in considerazione.

 

Anonimo (sec. XV)

 

Il breve componimento La Compagnia del Mantellaccio, composto in terza rima e citato dagli Accademici della Crusca, fu per lungo tempo attribuito a Lorenzo de’ Medici. Nelle edizioni dei sonetti del Burchiello del 1552, 1558 e 1568 a opera dei Giunti, curate da Antonfrancesco Grazzini detto il Lasca, il componimento è posto di seguito ai sonetti del Burchiello, assieme a quelli di Antonio Alamanni, Angelo Cenni detto il Risoluto e Lorenzo de’ Medici. Riteniamo che vari rimaneggiamenti ne abbiamo inficiato l’originalità. Il titolo deriva dall’omonima Compagnia situata a Firenze presso le antiche prigioni. 

 

La Compagnia del Mantellaccio

 

Allhora Iacopone Scarperia;
   Perche gli era Infermiere, si rizzò prima:
   Hor vuoci tu trattar per questa via:
Tu mostri far d'infermi poca stima,
   Soncene ben da sei senza danaio,
   E’ l'un mastro Minchion, che dice in rima...3.

 

Gerolamo Folengo più conosciuto come Teofilo Folengo e con gli pseudonimi Merlin CoccajoLimerno Pitocco e Perlone Zipoli (1491-1544), riporta il termine minchion in un’ottava della Seconda Maccheronea e in un canto del Malmantile Racquistato.

 

Maccheronea Seconda (In Ottave) 


Argomento della Maccheronea:


Baldo cresce negli anni presso il villano Berto Panada. Sua indole. Il pianta-maggio di Mantova. Giuochi di Baldo in Mantova. Descrizione del giuoco alla palla. Rissa, zuffa e fuga di Baldo. È inseguito. Viene soprafatto da un valente cavaliere Mantovano. La franchezza del giovinetto sorprende il cavaliere. Lo conduce seco, e nella sua casa lo fa educare. Berto Panada more, e Baldo torna in Cipada per l'eredità, e vive con Zambello figlio del villano. Descrizione di Cipada. Amici principali di Baldo, Fracasso, Cingaro Falchette, e loro descrizione prosopografìca. Baldo mena moglie, e così Zambello. Sua lamentazione.


Ottava 30 


Un Orlando, un Gradasso, un Rodomonte
Chiameresti costui a prima vista;
Ma poi fìsandol, gli si legge in fronte
Ch'egli ha più del minchion che del battista.
Era uno di costor che ognora pronte
Hanno le spampanate in lunga lista,
Che altercano col Re stando ne' prati,
E incensan lo stallone avvicinati 4.

 

Il Malmantile Racquistato (In Ottave) 

 

Canto Undicesimo - Stanza LII 

 

Gustavo Falbi con un soprammano,
Di netto il capo smoccola (1) a Santella,
Scaramuccia (2) si muor sotto Eravano (3),
Ch' ammazza anche Gaban da Berzighella (4),
E sventra quel birbon dell'Ortolano (5),
Che fa il minchion per non pagar gabella,
Ma colto poi vi resta ad ogni modo,
Mentr’ adesso gli va la vita in frodo 5.    

 

(1)  smoccola = Taglia la testa

(2) Scaramuccia = Maschera di istrione della commedia dell’arte

(3) Eravano = Uccisore di Scaramuccia, di Gaban da Berzighella (Brisighella) e di Ortolano

(4) Gaban da Berzighella = Istrione, facente la parte di un Romagnolo stolto

(5) Ortolano = Vecchio astuto, che per scampare la pena per delitti commessi, si era finto pazzo.

 

Pietro Aretino (1492-1556) riporta due volte minchion nello stesso Capitolo.

 

Alla sua Diva - Capitolo di Messer Pietro Aretino


Bench'io sia un minchion, goffo, e diserto
     A consumarmi per piacer altrui
     Con speranze dubbiose, e doler certo.

Son pazzo incatenato, e savio fui,
     E nel polmon continuo duol mi pasce,
     In questo stato son Donna, per vui 6.

 ...

 Bench'io sia un minchion haver paura:

     Che i ghiotti temon la Morte sì strana, 
     C' hanno posto nel fango ogni lor cura:

Caso saria trovar qualche magana,
     Che in man mi desse quel bastardo cane, 
     Fatto Signore, e Dio da gente vana 7.

 

Andrea Calmo (1510-1571)

 

Madrigale


Perche son bon minchion tutti me suoia,

   E la mia donna dise che son goffo

   Onde drento ’l mio cor ho tanta doia,

   Che da fastidio, e son venuo loffo;

   Mo si scontro Cupido, laro boia,

   In su le galte io voio dare un toffo:

   Perché le quel, che ma messo in bolletta,

   Impicaio mario! Guerzo, zueta 8.

 

Una Pasquinata di Anonimo, composta nel 1521 alla morte di Leone X (Giovanni di Lorenzo de’ Medici, secondogenito di Lorenzo il Magnifico), è da collocarsi nel novero delle satire che sotto il nome di Carmina ad Pasquillum furono pubblicate in piccole raccolte di grande tiratura a iniziare dal 1510. Pasquino, un torso ellenistico posto in un canto di Palazzo Orsini in Parione a Roma, divenne relatore degli attacchi antipapali e anticlericali in genere, sia in occasione del 25 aprile, festa di San Marco, sia in numerose altre ricorrenze. I Papi presi di mira furono principalmente Leone X (1513-1521), Adriano VI (1522-1523) e Clemente VIII (1522-1523). Celebre è rimasta la Pasquinata per l’elezione di Adriano VI composta dall’Aretino utilizzando i tarocchi 9

 

Pasquinata per la morte di Leone X

 

                           III

 

    O musici (1) con vostre barzellette,

piangete sonator di violoni,

piangi e piangete, o fiorentin baioni (2),

battendo piatti, mescole e cassette.

    Piangete buffon magni, anzi civette,                  

piangete mimi e miseri istrioni,

piangete, o frati, spurcidi ghiottoni

a cui dir mal la gola e '1 gettar dette (3).

    Piangete el signor vostro, o voi tiranni,

piangi Fiorenza, et ogni tuo banchiero                     

con qualcuno altro offizial minchione (4).

    Piangi, clero di Dio, piangi su Piero (5),

piangete, o sopradetti, i vostri mali,

poscia ch'e morto el decimo Leone.

    Il qual d'ogni buffone,                                       

e d'ogni vil persona era ricepto (6),

tiranno sporco, disonesto, infetto.

 E per chiarir meglio mio detto,

impegnò (7) per seguire un suo pensiero (8)

Fiorenza official (8), la Chiesa e Piero.                          

    E tengo certo e vero

che se '1 viver ancor li era concesso

vendeva Roma, Cristo e poi sé stesso.

    Ma sopra tutto, adesso

piangan Leon quei miseri mortali                             

che ‘l dinar non li ha fatti cardinali 10.

 

(1) Musici = cantori di frottole e cantilene (barzellette)

(2) baioni = da burla, da strapaz­zo

(3) a cui dir mal la gola e '1 gettar dette = la cui maldicenza fu ispirata dalla gola e dallo spreco (del papa)

(4)  uffizial minchione = Burocrate sciocco, ozioso

(5) su Piero = Piero de’ Medici, fratello del Papa, morto in battaglia nel 1503

(6) ricepto = ricovero

(7) impegnò = mise a rischio dello scorno, della ver­gogna universale

(8) un suo pensiero = suoi progetti ambiziosi

(9) Fiorenza ufficial = Firenze, serbatoio di burocrati ecclesiastici

(10) che ‘l dinar non li ha fatti cardinali = che non sono riusciti a farsi nominare cardinali pur pagando.

 

Giovanni Maria Cecchi (1518-1587)

 

Le Maschere - Commedia

 

Scena II - Finale Atto Secondo

 

Personaggi: M. Manente, Baldo (due vecchi)

M. 
E però è ben che tu
Stia in villa, e lasci a noi le cittadine.
Oh s' i' lasciava alle grida, che risa
Si sare' fatto a mie spese: oh toi quì
La tua lettera falsa. B. Doh, furfante!
S' i' non guardassi all'onor mio...Sì gli ha
Serrato l'uscio, e lasciatomi qui
Com' un minchion con un palmo di naso 11.

 

Sforza degl'Oddi (1540-1611), insegnante di diritto in diverse Università italiane, fu letterato, poeta e commediografo. Appartenente all’Accademia degli Insensati era conosciuto come il Forsennato. Da giovane, dimorando a Perugia, compose tre commedie: L'Erofilomachia ovvero il duello d'Amore e d'Amicitia, stampata nel 1572, I Morti vivi (1580) e La Prigione d'amore pubblicata nel 1580 e rappresentata qualche anno dopo da studenti dell'Università di Pisa. “Il romanzesco dei casi da lui messi in scena non é molto diverso da quello di tante altre commedie del secolo, i vari personaggi comici sono disegnati secondo schemi ormai abituali. Il patetico e il drammatico che dovrebbero costituire l'aspetto nuovo del suo teatro, sono tratti di verità e di intima drammaticità che spiegano la fortuna a lungo goduta dal suo autore”.

 

 La Prigione d’Amore

 

Atto Terzo - Scena Prima

 

Personaggi: Antonello, Grillo, Flamminio

 

Ant. Mena giù tosto Flaminio da me, che vò fargli un'ambasciata, ma avvertisci a non dirgli nulla di Lelio, che guai a te, & attendi a me, mentre che gli fò parlare insieme quì a quella ferrata fìngi di restar quì per serar poi sù la finestra, fingendo il minchione.

Gril. Or questo mi farà fatica.

Ant. Ascolta quel che dicono, ò per lo manco la risoluzione, che all’ultimo pigliano, e sappimela riferire, Io ancora vedrò di ritrarne qualcosa dallo stanzino segreto sopra la ferrata: ma sopra tutto non gli dir nulla di Lelio, che ti romperò la schena col bastone vedi.

Gril. Andate di grazia per Flaminio voi, perche sò certo che mi scapperebbe di dirgli di Lelio; poh; già le spalle mi cominciano a rodere come han sentito nominar’ il baculo. Io fra tanto verrò aprendo quella finestra.

Ant. Si sì farà meglio.

Gril. Oh, oh, adesso ch'io penso, io ho fatto fin’hora di naturale il minchione. poteva andare io stesso per Flamminio, e buscarne la mancia, & hò voluto restar qui, che importavano mai quattro bastonate più, o manco? n'è cagione questa boccaccia larga, che non riterrebbe le peta; mi ci vo far fare una serratura alla tedesca, che non si possa mai aprire quando vi fon rinchiusi i segreti. Oh ecco Flamminio 12.

 

Leonardo Salviati (1540-1589) umanista, filologo e scrittore, fu uno dei più strenui sostenitori della purezza della lingua italiana trecentesca, curando un’edizione censurata del Decameron ed esponendo le sue teorie linguistiche negli Avvertimenti della lingua sopra 'l Decameron, pubblicati tra il 1584 e il 1586. Fu tra i principali promotori nel 1582 della fondazione dell’Accademia della Crusca alla quale appartenne col nome di Infarinato, contribuendo attivamente alla stesura del Vocabolario fino alla sua morte. È possibile affermare che si deve a lui quell'indirizzo classico e purista dell'Accademia della Crusca, che ancora oggi ne guida l'operato. Oltre a diverse revisioni di famose opere letterarie, scrisse rime e commedie. Fra queste ultime, il Granchio del 1556 ebbe uno straordinario successo.


Il Granchio - 
Commedia 


Atto II - Scena Quinta

 

Personaggi: Granchio, Fortunio

 

Gr. ...Daddovero? Credotelo,
Lasagnone. Ma dì '1 vero, Fortunio:
Non son io un minchione a irmi a questa
Foggia, come se proprio e' mi paia
Non avere de' miei a bastanza,
Comperando i fastidi, e le brighe
D' altrui quasi a danar contanti? For. Granchio
Egli è dovere, che gli huomini sieno,
Non altrimenti che gli scudi, spesi
Per quel ch' e' vagliono; e color, che sanno
Per se, e per altrui, anche per se,
E per altrui s' adoprino 13.

 

Una traduzione in ottava rima e in dialetto bolognese del Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno di Giulio Cesare Croce (1550-1609) e Adriano Banchieri (1568-1634), fatta in Bologna all’inizio del sec. XVIII utilizza il termine minchione, non usato invece dal Croce. L’opera ottenne grande popolarità tanto che nel 1741 venne stampata la sua Quinta Edizione.

 

Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

 

Parte Terza: Che contiene CacasennoCanto XVI - Sonetto 58 

 

Testo originale

 

Per metter le persone in allegrìa

I quattrini, convien dirla, hanno un gran lecco;

E i ver poeti, com’io dissi in pria,

Per lor disgrazia mai non n’hanno un becco.

Ma è tempo, ch’un’ altro venga via,

Perch’io di questa scacchiera son secco;

E chi l’ha detta, e chi l’ha fatta dire

Di mala morte non potrà morire 14.

 

Testo in bolognese

 

Insomma, pr far star alligrament

An i è cosa, ch sj mora di quattrìn;

Allora an manca amìgh, an manza zent

Che cercn di servirv, e tutte v fan blìn blìn,

Pr qla gran forza ch ha l’or, e l’arzent,

Che fan correr l’om in brazz da so destìn:

E mì sìn ora a son stà tant minchion

D strulgar pr niìnt. S’a tas ai ho rason 15.

 

Michelangelo Buonarroti il Giovane (1568-1646) 

 

Della Fiera

 

Atto Primo - Giornata Quarta - Scena Settima

 

Personaggi: Coro di Andatori di notte, e Servigiali dello Spedale, immascherati e travestiti

 

C.I. Ben si vede che voi dormir dovete,
Che sonnacchiosi da me vi partiste,
E balordi sognate,
Minchion 16.

 

Intermedi alla Commedia di Niccolò Arrighetti

 

I sei Intermedi del Buonarroti furono composti per una Commedia di Niccolò Arrighetti, e sono “cosa garbata ed elegante se mai ne fu: vi parlano la Commedia, l’Avvertimento, il Ridicolo, il Giovamento, il Diletto; e le scene sono intercalate da graziosi Cori di Vedove, Malmaritate, Malammogliati, Giovani scapigliati, e simili bizzarrie; che è un diletto a leggerle” 17.

 

L’interesse del seguente passo consiste nell’attribuirsi da parte del protagonista del carattere del minchione, essendosi comportato da somaro e balordo. Natura, queste ultime, che evidenzia un preciso rapporto del termine minchione con tarocco, come spiegato da Andrea Moniglia nel dramma per musica La Serva Nobile 18  

 

I Malammogliati - Intermedio Quarto

 

     Un buon uom mi disse: Fa;

     Oh minchion, minchion ch' io fui!

     M'incontrai (e ben mi sta)

    ‘N una diavola infernale,

    ‘N una zucca senza sale.
Ohimè! chè per bellezza

    Ch'era tutta frondi e fior,

    Colsi poi frutti d'asprezza,

    Inciampai, ebbro d'amor,

     ‘N una diavola infernale

    ‘N una zucca senza sale.

Stolto me! Chè troppo avaro

     Risolvetti acconsentir

     A voler farmi somaro:

E balordo ir a perir

     ‘N una diavola infernale

     ‘N una zucca senza sale 19.

 

Giovan Battista Lalli (1572- 1637) 

 

Eneide Travestita

 

Libro X – Ottava 75

 

Terone uccise, un’ homaccion gagliardo,
Ch' havea, poco anzi, d'affrontarlo osato:
E si credea, minchion, co’ l solo sguardo,
Di far, ch' Enea morisse sbudellatto,
Ma i l buon Troiano non fu mica tardo,
Che lo scudo gli aprì, benche ferrato,
Trapassò la corazza aurata, e bella ,
E in mezo gli tagliò la coratella 20.


Francesco Redi
 (1626-1697), scienziato naturalista, medico e letterato, fu Accademico della Crusca, per la quale lavorò alacremente in occasione della terza edizione del Vocabolario. Il Granduca Ferdinando II lo nominò archiatra, vale a dire il medico gerarchicamente più importante dello stato. Il suo Bacco in Toscana del 1685 ebbe uno straordinario successo.

 

 Al Signor Conte Lorenzo Magalotti - Lettera 


Io non son troppo avvezzo a far capitoli;
     Però risponderovvi alla carlona
     Con versi fatti a balzi di gomitoli.

Quando non era ancor tanto minchiona 
     La coscienza mia, nè tanto stitica,
     Com'or, ch'è divenuta bacchettona,

Io odiava la satira, e là critica
     E ogn' altra forte di mormorazione,
     Per genio natural, non per politica 21.

 

Il religioso Francesco Moneti (1635-1712), fu astronomo e letterato. A lui si deve il conio della parola precipitevolissimevolmente, fra le più lunghe della lingua italiana da lui inserita nell’opera Cortona Convertita (1759):

 

Canto Terzo - Ottava LXV

 

Come gonfio pallon, che spesso balza
Quando è caduto, e vien gettato al piano,
O che talor verso le stelle incalza,
Di esperto giocator possente mano;
E da tal forza spinto assai s'inalza
Verso del Cielo, ed il fermarsi è vano,
Perché alla terra alfin torna repente
Precipitevolissimevolmente 22.

 

Le sue opere, caratterizzate da uno stile satirico e franco, gli comportarono molte tribolazioni. Quando morì Papa Clemente IX nel 1669, uno scritto a lui attribuito gli costò alcuni mesi di carcere. I Gesuiti invece si adirarono per la sua la Cortona Convertita (1677), che in effetti si presentava come una rivolta contro quell’ordine. La qual cosa costrinse l’autore a comporre, ma 32 anni dopo a mo’ di ritrattazione, la Cortona nuovamente convertita.


La Cortona Convertita
 (in Ottave)


Canto Secondo - XVI


Oh maladetta, e vana ippocrisìa, 
    Che nata fra le corna d'Asmodeo, 
    T'annidasti nel sen di gente ria, 
    Che faccia ha di Cristiano e cuor d'Ebreo: 
    Alla Chiesa vai sol per parer pia,
    Ove fai l’ orazion del Fariseo,
    Ma colui che ti crede, addosso tiene
    Assai più del minchion, che d' uom da bene 23.


Canto Terzo - XXI


Ora costui che di gabbare il Mondo
    L'arte più fina già imparato avea,
    Dove trovava il popol grosso e tondo
    Di sue frodi servirsi egli solea,
    Con faccia tosta un giorno assai giocondo
    In una terra disse che volea
    Al popolo minchion più che fedele,
    Una penna mostrar di San Michele 24.

  

Canto Quinto - XX

 

Un gatto, Padre, dentro a uno stivale

    Più volte, disse un altro, ho tentennato:

    Rispose il Padre, non facesti male,

    Perchè dall'unghie sue ti sei salvato;

    Minchion io fui, che da una bestia tale

    Da giovine restai tutto graffiato,

    E per aver manco di te cervello,

    Ebbi a lasciar la testa, ed il cappello 25.

 

Ippolito Neri (1652-1708)

 

La Presa di Saminiato

 

Canto Duodecimo - Ottava 13

 

Ma scorgendo che forte da ogni parte
    Più che diamante al bombardar non cede
    La difesa muraglia, usa nuov' arte,
    Che gabbare i minchion forse si crede;
    Al senato un trombetta da sua parte
    Messaggiero mandò di buona fede,
    Che se capitolar voglion l'uscita
    La roba assicurar ponno, e la vita 26.

 

Quinto Settano (Monsignor Lodovico Sergardi, 1660-1726) fu Direttore della Fabbrica di San Pietro sotto Papa Alessandro VIII. Attento fustigatore del malcostume curiale, nel 1694 pubblicò quattordici satire in latino contro la società romana del tempo e in particolare contro Gravina il "legislatore" dell’Arcadia. La satira La Conversazione delle Dame di Roma, aveva per oggetto un dialogo tra le statue parlanti Pasquino e Marforio, al fine di smascherare le ipocrisie del clero e dell'aristocrazia pontificia.

 

La Conversazione delle Dame di Roma. Dialogo fra Pasquino, e Marforio. 


“Di fresco venuti alla Nobiltà, in cui Marforio persuade Pasquino ad accomodarsi alla moda della conversazione, provandogli ad evidenza, che fra Dama e Cavaliere, stante la Nobiltà, non può esservi punto di male, nè da fare inombrire alcuno, benchè premurosissimo dell’onore”.


Pas
. Ferma, Marforio mio, abbi pazienza,
   S'interrompo il tuo dir, che non credea,
   Che il Frate avesse mai tanta licenza.
Mar.
Matto minchion, togli la sciocca idea,
   Ch' ancora la cocolla ella è vestita
   D' un' Anima gentile, e cicisbea.
Vidi un giorno giuocare una partita
   Di Sánt' Eusebio il Padre Generale
   Con una certa Dama alla sfuggita.
Fra le maschere poi nel carnevale
   Travestito da Zanni, o da Cuviello
   Con la Dama passeggia il Provinciale.
E in casa Carbognan vuota il borsello
   Al giuoco, e danza poi ne' gran festini
   Il Monaco cosi pulito e snello;
E se dimandi in cаsa Sampierini,
   Ti saprà dir la cameriera ardita,
   Che lì sta il General de' Cappuccini 27.

 

Giovan Battista Fagiuoli (1660-1742) 

 

Rime, dedicate “All’Altezza Reale di Gio. Gastone I - Granduca di Toscana”

 

Cap. XXX - Che deposta la porpora Cardinalizia passò alle nozze colla Serenissima Leonora, Principessa di Guasto.

 

Volaro Amori e Grazie, e uniro a i canti
   Dolci strumenti: e fatto un lieto coro,
   A Voi sen giro in bel drappello avanti.

Voi colla Sposa andaste dietro a loro:
   Vi seguì la Toscana: e il suo Leone
   Diè festosi rugiti all' Indo e al Moro.

Mi svegliai al gridar di quel bestione
   Con gran timor, trovandomi all'oscuro,
   Rimasto solo sol, come un minchione 28.

 

Il senese Iacopo Angelo Nelli (1673-1767) fu arcadico e drammaturgo. Le sue numerose commedie, fra cui rimane famosa La Serva Padrona, vennero pubblicate in parte in ben cinque volumi fra gli anni 1753-1758. Loro caratteristica è la fusione di elementi tipici della commedia dell'arte italiana con quella di Molière.

Il geloso in gabbia
 - Commedia 

Atto Primo - Scena IV

Personaggi: Zelotipo, Buonattutto

 

Zel.  Nè meno, Ella è docilissima, ed accomodante a tutto; Ma poi quanto avesse genio alla superiorità, sarei io il primo a stimolarla a far da Padrona in tutti gli affari di casa.

Buo. -  Costui puzza più di minchion, che di furbo. -

Zel.  Che dite?

Buo. Che io son più minchion, che furbo e non sa per trovar, che cosa mai Ella ha paura, che le possa accadere in questo Matrimonio.

Zel. Se tel’ ho detto: quelchè suole accadere quasi a tutte le Donne d'oggi giorno.

Buo. Me lo dica una volta ch’io non saprei.

Zel. Che si guasti, e si trovi uno, o più Cicisbei. Eccotelo detto 29.

 

Giovan Santi Saccenti da Cerreto Guidi (1687-1749)

 

Capitolo “Sopra la caccia” 

 

Finalmente il negozio della Caccia,
   V'ha fatto infin le muse uscir di testa:
   E poi s' ha a dir ch'ella non mi dispiaccia?
Credete a me che sì confuso resta
   L'animo mio su questa rimembranza,
   Che non altro pensier più lo molesta.
Non vi parrebbe già buona creanza
   Per una Starna abbandonar Talìa,
   Per un Cignale Apollo, e la sua stanza?
Fate, fate il minchion vosignoria:
   Per tornar poi laddove il Pegaseo,
   Con un calcio nel c . . vi mandi via 30.

 

Capitolo “Al Figliuolo che s’ordina in Sacris” 
 

Io sento dir che il Sacerdote è un Sole,
   Sol che dovrebbe illuminare il Mondo
   Sì coll' esempio, che con le parole.

E per questo alle volte mi confondo
   Nel vederne talun che non somiglia
   Per altro il Sol, se non perchè gli è tondo.

E poi qualche minchion sì maraviglia
   Se un Reverendo tal con reverenza
   Chiama il disprezzo di lontan le miglia 31.

 

Carlo Goldoni (1707-1793)

 

La Donna di garbo (Commedia XXI, Rappresentata per la prima volta in Venezia l’Autunno dell’Anno 1744) 

 

Atto Primo - Scena XII

 

Personaggi: Momolo, veneziano, studente in Bologna - Rosaura, cameriera in casa del Dottore

 

Mom. Via, via Siora, no burlè tanto. Non son capace de nissuna de ste cosse. Sono un putto da ben.

Ros.   Puto? No bestemmiè, caro vecchio.

Mom. Orsù cossa resolvemo?

Ros.    Ho sentite, che la Padrona mi chiama. Andate, andate, ci rivedremo questa sera.

Mom. Si muso bello, sì, muso inzucarao.

Ros.   Povero minchione! Sarei una раzza a credere a questa banderuola: giovine, Scolare, e Veneziano; figuratevi, che buona pezza! Orsù voglio andarmi a riposare: mi pare questa mattina aver fatta bene la mia parte; ed esser riuscita una Donna di garbo. Oh davvero, che le donne la sanno più lunga degli uomini, e a tal proposito disse bene quel Poeta.

                                           
 La donna ha l’intelletto sopraffino,

 Ma l’uomo accorto non la fa studiare.

 Se la donna studiasse, 1'uom meschino

 Con la canocchia si vedrìa filare,

 E se la donna il suo intelletto adopra

 L’uomo starà di sotto, ella di sopra 32.

 

La Guerra - Commedia

 

Atto Secondo - Scena V

 

Personaggi: Don Cirillo, tenete storpiato - Il Conte Claudio, tenente

 

Cir. Ajuto. Ajutatemi. (al Conte che lo solleva) Oimè sono rovinato!

Con: Vela siete ben meritata.

Cir. Glie l’avete dato il zecchino?

Con. Gliel’ho dato sicuro.

Cir. Sì, per farmi dispetto; ma non avete, nè testa, nè prudenza, nè civiltà.

Con. A me questo?

Cir. Sì, a voi. Io ho avuto amicizia colle più belle ragazze di questo mondo, e non ho mai speso un quattrino, e voi buttate via il danaro cosi? Stolido, scimunito, minchione 33.

 

Carlo Gozzi (1720-1806)

 

Amore assottiglia il cervello (Commedia in Cinque Atti)

 

Atto Terzo - Scena XIII

 

Personaggi: Don Enrico di Guzman, fratello di Donna Elena - Don Berto, giovane ricco e sciocco - Falcone, servo di Don Enrico

 

 D. Bert. (impaziente) Ma che diavol dice
                Quella scrittura, ch’ella vi fa fare
                Un mostaccio da stitico.
D. Enr.   (invasato) Sapete
                Voi ciò ch’ è scritto in questo foglio?
D. Bert.  Oh bella!

                                             Se lo sapessi, non vi chiederei,
                Che mel leggeste...Siete ben minchione.  
Falc.        (Ed ha cuore di dir minchione a un altro!) (da se)
D. Enr.    
Che far degg' io? Se il foglio suo gli rendo (da se) 
                Cercherà un altro, che lo legga, e restano
                E l'onore, e la vita di costei!...
                E sento ancor pietà?
D. Bert.                              Parete un matto.
Falc.       (Minchione, e matto! Va accrescendo titoli). (da se)
 D. Bert. 
È canzone, è ricetta quella carta? (riscaldato)
D. Enr.   
S'io la trattengo, questo palo, bestia (sempre da se)
                Può entrare in un sospetto, e colla moglie
                Far qualche animalesca stramberia.
D. Bert.                                                                              (collerico)
                Oh sono secco; date quì (gli strappa il foglio), ch’io credo,
                Che non sappiate legger nemmen voi 34.

 

Filippo Pananti (1766-1837) 

 

Il Poeta di Teatro, Romanzo Poetico

 

Il Poeta Ciabattino: Canto Decimo – XIV

 

Ma quando si guadagna a questo modo,

    Disse, a stentare avreste del minchione.

    Lo credo anch’io, risposi: ed il mio brodo

    Voglio ogni giorno e brodo di cappone.

    Io vo’ star bene; e quelli che verranno,

    Faranno come me, s’industrieranno 35.

 

La Fuga: Canto Decimo – II

 

Di drammi, di poemi, di sonetti,

   E d’altri versi poi di tutti i generi,

   Ne ho tanti, che nemmen tutti gli ho letti;

   D’una raccolta di lepori e veneri

   N’ho un libro grosso come un calepino (1)

   E ho scritto or or più di Sant’Agostino 36.

 

(1) calepino = Grandissimo dizionario della lingua latina

 

 Canto Decimo – III

 

Gli ficco tutti dentro a un fazzoletto,

   E me l’attacco dietro delle rene;

   E in cima ad un baston la gloria metto:

   Che se qualcuno a molestar mi viene,

   E si crede ch’io sia qualche minchione,

   Sentirà i versi o sentirà il bastone 37.

 

Riguardo l’Ottocento, secolo che esulerebbe dalla presente indagine, introdurremo un solo personaggio considerata la rilevanza della sua statura.


Alessandro Manzoni
(1785-1873)


I Promessi Sposi


Capitolo Decimoquinto

 

L'oste gli prestò l'ufficio richiesto; gli stese per soprappiù la coltre addosso, e gli disse dispettosamente: "Buonanotte," che già quegli russava. Poi, per quella specie di attrattiva, che alle volte ci tiene a considerare un oggetto di stizza al pari che un oggetto di amore, e che forse non è altro che il desiderio di conoscere ciò che opera fortemente sull'animo nostro, si fermò un momento a contemplare l'ospite cosi per lui fastidioso, levandogli la lucerna sul volto, e facendovi con la palma stesa ribatter sopra la luce; in quell'atto a un dipresso che vien dipinta Psiche quando sta a spiare furtivamente le forme del consorte sconosciuto. - Matto minchione! - disse nella sua mente al povero addormentato: - sei proprio andato a cercartela. Domani poi mi saprai dire che bel gusto ci avrai. Tangheri, che volete girare il mondo, senza saper da che parte si levi il sole; per imbrogliar voi e il prossimo 38.

 

Capitolo Decimosesto

 

Vi era, proprio sul passo, una frotta di gabellieri, e per rinforzo, anche un drappello di micheletti spagnuoli; ma stavan tutti coll' arco teso verso il di fuori, per non lasciar entrare di quelli che, alla novella d'un trambusto, v'accorrono come i corvi al campo dove è stata data battaglia; talchè Renzo, minchion minchione, cogli occhi bassi, con un andare cosi tra il. viaggiatore e il passeggiante, passò la soglia, senza che nessuno gli dicesse nulla: ma il cuore di dentro faceva un gran battere. Veggendo a dritta un viottolo, entrò in quello, per evitare la strada maestra; e andò un pezzo prima di pur guardarsi dietro le spalle 39.


Capitolo Decimottavo


S'era voluto, s'era tentato; che s'era ottenuto? S'era preso un impegno: un impegno un po' ignobile a dir vero; ma, via, uno non può alle volte regolare i suoi capricci; il punto è di soddisfarli; e come s'usciva da quest' impegno? Come? Smaccato da un villano e da un frate! Uh! E quando una buona sorte inaspettata avea tolto di mezzo l'uno, e un abile amico l'altro, senza fatica del minchione, il minchione non aveva saputo valersi della congiuntura, e si ritraeva vilmente dall'impresa. Vi era di che non levar mai più il viso fra' galantuomini, o avere ad ogni istante le mani su l'elsa.

 

 Note

 

1. Il termine Minchiata deriva dal latino Mentula, il pene, a significare una cosa di poco conto, una bazzecola, una quisquiglia, cretinata o stupidaggine. In italiano e in numerosi dialetti le stupidaggini, intese come cose senza valore, fra cui il gioco delle carte, così come ritenuto un tempo, vengono rese con termini derivati dai nomi dell’organo sessuale maschile. Si veda Dell’Etimo Tarocco.
2. In I Tarocchi in Letteratura III
3. I Sonetti del Burchiello, Di M. Antonio Alamanni, et del Risoluto: Di nuovo rivisti, et ampliati. Con la Compagnia del Mentellaccio composta dal Mag. Lorenzo de’ Medici. Insieme con i Beoni del medesimo, In Fiorenza, appresso i Giunti, 1568, c. 106v.

4. Maccheroonee Dieci di Merlin Coccajo Tradotte in Ottave Vulgari da Jacopo Landoni Ravennate, Milano, dalla Società Tipografica de’ Classici Italiani, 1819, p. 32.

5. Malmantile Racquistato. Poema di Perlone Zipoli con le Note di Puccio Lamoni, In Firenze, Nella Stamperia di S.A.S. alla Condotta, 1688, p.517.

6.  Il Secondo Libro dell’Opere Burlesche di M. Francesco Berni, del Molza, di M. Bino, di M. Lodovico Martelli, di Mattio Frazesi, dell’Aretino, e di diversi autori..., In Londra, M.D.CC.XXIII. [1723], p. 210.

7. Ibidem, p. 210.

8. Gino Belloni (testo critico e commento), Le Bizzarre, Faconde et Ingegnose Rime Pescatorie: nelle quali si contengono Sonetti, Stanze, Capitoli, Madrigali, Epitaphii, Disperate e Canzoni..., Venezia, Marsilio, 2003, p. 247.

9. In I Tarocchi in Letteratura I.
10.Giulio Ferroni (a cura), Poesia Italiana del Cinquecento, Milano, Aldo Garzanti Editore, 1978, p. 363.

11. Le Maschere e il Samaritano Commedie di Gio. Maria Cecchi. Ora per la prima volta pubblicate per cura d’un Accademico della Crusca, Firenze, Nella Stamperia di Giuseppe di Giovacchino Pagano, 1818, p. 24.

12. Prigione d’AmoreCommedia Nuova dell’Eccellentiss. Signor Sforza Oddi, Recitata in Pisa da Scolari l’anno secondo del felice Rettorato del Signor Lelio Gavardo Asolano, In Venetia, A Istantia di Filippo Gionti, MDXCI. [1591], c. 50v-51r. 

13. Due Commedie del Cavalier Lionardo Salviati. Il Granchio, e La Spina..., In Firenze, Nella Stamperia di Cosimo Giunti, MDCVI. [1606], pp. 57-58.

14. Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno in Ottava Rima, In Bologna, Nella Stamperia di Lelio dalla Volpe, MDCCXXXVI. [1786], p. 284.

15. Angela Zanotti, Il Bertoldo. Tradotto in Ottava Rima Bolognese, Bologna per Lelio dalla Volpe, 1740.

16. La Fiera Commedia di Michelagnolo Buonarroti il Giovane e la Tancia..., In Firenze, Nella Stamperia di S.A.R. Per li Tartini e Franchi, MDCCXXVI [1726], p. 193

17. Opere varie in versi e in prosa di Michelangelo Buonarroti il Giovane raccolte da Pietro Fanfani, alcune delle quali mai stampate, Avvertimento, Firenze, 1863, p. IV. 

18. Si veda Il significato di Tarocco in Andrea Moniglia - 1660.

19. Opere Varie in Versi ed in Prosa di Michelangelo Buonarroti il Giovane, cit. pp. 301-302.

20. L’Eneide Travestita del Signor Gio. Battista Lalli, In Venetia, Ad instanza del Tuttini, MDCLI [1651], p. 435.

21. Delle Lettere Familiari del Conte Lorenzo Magalotti e di altri Insigni Uomini a Lui scritte. Volume Primo, In Firenze, Nella Stamperia di S.A.R. Per Gaet. Cambiagi, MDCCLXIX [1769], p. 202.

22. La Cortona Convertita del padre Francesco Monetti. Con la Ritrattazione ed altri Bizzarri Componimenti Poetici del Medesimo Autore, Amsterdam, presso Ernesto Fraymann, 1790, p. 55.

23. Ibidem, p. 22.

24. Ibidem, p. 40.

25. Ibidem, p. 89.

26. La Presa di Saminiato. Poema Giocoso del Dottore Ippolito Neri, Tomo Secondo, Livorno, Presso Glauco Masi, 1821, p. 157.

27. Satire di Settano Tradotte in Terza Rima dallo stesso Autore. Ricavate dal MS Autografo, In Zurigo, A spese della Compagnia, l’Anno 1760, p. 144.

28. Rime Piacevoli di Gio. Battista Fagiuoli Fiorentino, Parte Prima, In Firenze, Per Michele Nestenus e Francesco Moücke, MDCCXXIX [1729], p. 183.

29. Il Geloso in Gabbia. Commedia del Signor Dottore Jacopo Angelo Nelli, In Siena, Nella Stamperia del Pubblico. Per Francesco Rossi Stampatore, MDCCLI [1751], p. 21.

30. Magazzino Toscano d’Istruzione e di Piacere, Tomo Secondo, In Livorno, Per Anton Santini e Compagni, MDCCLV. [1755], p. 369.

31. Ibidem, pp. 323-324.

32. Le Commedie del Dottore Carlo Goldoni Avvocato Veneziano fra gli Arcadi Polisseno Fegejo. Prima Edizione Fiorentina, Tomo Quinto, In Firenze, Appresso Gli Eredi Paperini, MDCCLIII. [1753], pp. 41-42.

33. Scelta delle Commedie di Carlo Goldoni Avvocato Veneto..., Tomo IV, Edizione Seconda, In Lipsia, Presso Giovanni Gottl. Imman. Breitkopf, MDCCLXXXI. [1781], p. 44.

34. Amore Assottiglia il Cervello. Commedia in Verso Sciolto del Co: Carlo Gozzi Con Due Ragionamenti Preliminari, Venezia, presso Giambatista Pasquali, 1782, pp. 128-129.

35. Il Poeta di Teatro. Romanzo Poetico di Filippo Pananti da Mugello. Prima Edizione d’Italia eseguita su quella di Londra 1808, Volume Primo, Milano, Per Giovanni Silvestri, M.DCCC.XVII. [1817], p. 143.

36. Ibidem, p. 58.

37. Ibidem, p. 59.

38. I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni: Storia Milanese del Secolo Decimosettimo, Firenze Le Monnier, 1845, p. 224. Riguardo la storia milanese del Seicento a cui il Manzoni si ispirò si veda La Congiura del Vachero e la Colonna Infame - 1628.

39. Ibidem, p. 239.

40. Ibidem, pp. 268-269.



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