Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

Saggi Ospiti

Preti bagatelli nel Cinque e Seicento

Fra fraudolenza ed eresia

 

Saggio di Andrea Vitali, ottobre 2020

 

Questo scritto prosegue nella disamina di quanto già presentato nel saggio El Bagatella ossia il simbolo del peccato a cui rimandiamo la lettura per una approfondita conoscenza del motivo della presenza del Bagatto nell'ordine dei Trionfi.

 

Il teologo Pietro Paolo Vergerio (Capodistria, 1498-Tubinga, 1565), divenuto Vescovo della Chiesa Cattolica, dopo aver per anni cercato, su mandato papale, di convincere Lutero a ritornare in seno alla Santa Chiesa Romana, divenne lui stesso protestante, abiurando su quanto primieramente aveva creduto e officiato, come l’aver detto messa, l’aver impartito la comunione, l’aver concesso indulgenze, disconoscendo che l’ostia contenesse veramente il corpo di Cristo oltre ad altre verità di fede ritenute da lui assurdità al pari di bagatelle. Condannato per eresia dal Tribunale Inquisitoriale di Venezia per trentaquattro sue tesi e deposto dalla dignità cardinalizia, abbandonò Venezia prima che fosse emesso nei suoi confronti il mandato di arresto.

 

Fra le sue diverse opere in cui espresse queste sue convinzioni, nel 1556 diede alle stampe una ritrattazione del suo credo precedente (1). Dall’opera in questione riportiamo alcuni passi in cui si evince la sua ferma condanna della Chiesa Cattolica unitamente all’assoluta sicurezza nel nuovo Credo.

 

Nel seguente scritto, l’autore si scaglia contro la funzione della messa, della pomposità con le quali egli stesso, inizialmente, aveva organizzato la sua prima messa per strabiliare il popolo, del suo concedere indulgenze plenarie chiedendo fra l’altro al Papa una bolla che lo autorizzava a tanto, indulgenze che solo Christo Iddio avrebbe potuto donare. Inoltre, l’essere certo che mentre elargiva la comunione, nell’ostia non fosse presente il corpo di Cristo, fra l’altro non impartita secondo la volontà di Cristo, comportando tutto ciò idolatria, pazzia e ignominia in quanto verità di fede da considerarsi tutte alla stregua di bagatelle:

 

     “Per far poi il colmo alle pazzie, e all’idolatrie volsi cantare la mia prima messa, e  perche la Chiesa quantunque grande non havrebbe potuto capire la moltitudine delle persone, che vi concorsero, feci fare un grande altare nel Broilo (2) grande, e quivi la cantai con quella maggior pompa, che io mi seppi imaginare, e tra le altre cose feci venir una bolla da Roma, per la quale M. lo Papa concedeva plenaria indulgentia di colpa, e di pena a chi fosse stato presente à quella mia idolatria. Ancor questa fu horrendissima: percioche Christo venne à perdonar i peccati con l’effusion del proprio suo sangue, e con la morte, e l’Antichristo fa professione di perdonarli à chi disonora il sangue, e la morte di Christo, cio e’ à chi va vedere la abomination delle messe.

      E non è dubbio, che ogni messa non sia grandissima idolatria, e bestemmia, ma quella che feci io fu molto più dannosa, e di maggior disonor di Dio: conciosia che queste mie pompe, e quei splendori ingannavano, e confermavano i semplici nell’errore, e nell’omobinatione molto più che le messe dei poveri pretazzoli.

     Ne contento io d’haver fatto tutte queste faccende, che sogliono fare i Vescovi, volsi far di piu, e portai quella certa pasta rutonda in un tabernacolo grande à processione nel dì del corpus Domini, e ancora nel venerdì chiamato santo, e poi volsi anche communicare tre ò quattro volte tutto il popolo di mia mano.

     Ho detto PASTA, e non il Sacramento, e non il corpo di Christo: perche io son certissimo, che là non vi è altro, che pasta non havendo Christo ordinato, che il Sacramento dell’Eucarestia si porti in processione, e se ne faccian spettacoli, e bagatelle. Adunque quando non si fa quello, che egli ordinato, non v’è presente in modo alcuno.

     Pero egli non v’era anche quando io faceva la communione, perche io non la facea nel modo che Christo la ordinò, ma con l’abomination della messa, cio e’ d’un mare d’imbrattamenti, empietà, e bestemmie, e particolarmente troncandone una parte contra l’espressissima volontà di Dio, che dice, BIBITE EX HOC OMNES” (3).

 

Anche il Battesimo venne considerato da lui una blasfemia così come veniva elargito: non con l’acqua pura, ma con un’acqua che i preti imbrattavano mediante parole di incantamento, oli, essenze diverse e altre consimili bagatelle:

 

  “Dirà qualche uno, almeno il battesimo sta pur bene. Rispondo che il battesimo è ordinato da Dio, e debbesi fare in ogni modo con la pura acqua, e la pura parola, pero i tuoi preti anche facendo il battesimo fan male: perche primieramente incantano l’acqua, e poi usano olij, sputi, sali, essorcismi, e altre bagatelle e impietà” (4).

 

La sua conclusione, espressa in un ulteriore suo scritto, marca quanto il papa aveva compiuto e detto per allontanare i servi di Dio dalla vera dottrina, condizionando il loro pensiero. Fortunatamente, il potente braccio di Dio lo aveva liberato da una simile servitù:

 

“O papesmo, papesmo, tu ci l’havevi pur con coteste tue chimere, & bagatelle lontanati dalla vera & nuda dottrina di Iesu Christo, & ci tenevi sepolti sotto le tante tue vanissime & impie additioni. Ma sia gloria a Dio, il quale col suo potente braccio ce ne ha liberati in tuo dispetto” (5)

 

Giovan Battista Passevino, cattolico ortodosso, si scaglia nel passo seguente contro i religiosi che invece di ascoltare pazientemente i problemi delle persone, tutte care a Dio, non ottemperavano a tanta missione, svolgendo fraudolosamente il servizio divino in quanto, in occasione delle sacre funzioni, il loro pensiero era rivolto ai propri affari, assenti con gli occhi e con la mente dalla recitazione, pieni solo di vani pensieri, cioè di bagatelle.

 

“Qui complent domum Domini dei sui iniquitate & dolo [la casa del Signore Dio loro riempiono di ingiustizia e di frode. Profezia di Sofonia, Cap. I, 9 ]:questo tocca à voi ò chierici ò sacerdoti i quali nella chiesa fate il servitio di Dio fraudolentemente, & recitate gli officij Divini per le poste, sapendovi mill'anni di levarvi da parlare con quello nella cui faccia desiderano gli Angioli continuamente riguardare, i quali con gli occhi vagabondi e pieni di bagatelle fin da stare in Coro andate scandalizando i semplici circonstanti, questi piccoli tanto cari à Dio” (6).

 

In un testo cinquecentesco, troviamo un’invettiva rivolta da Giovan Battista Passevino a quei preti che dicevano messa ricorrendo più che alle parole, a gesti e segni a guisa di mattacini e prestigiatori, facendo divenire le funzioni al pari di commedie. Certamente Cristo non avrebbe riconosciuto come suoi ministri una tale genia di sacerdoti:  

 

Essi parlano “con le mani, con le dita, & e co piedi; con gli occhi, con la testa & con tutto il corpo; solo per segni & gesti contrafatti, a guisa di mattacini (1) & bagattellieri, senz’essere intesi, non più quand’essi parlano, che quando nulla dicono. ma consideriamo un poco, magnifici saltainbanca, suonatori, & bagattellieri di Antichristo, qual convenienza vi è fra i vostri giuochi, danze, & comedie, & la persona, che Giesu Christo rappresentò nella sua morte & passione; non già come un saltinbanca & un bagattelliere per gesti & segni, ma vera & vivamente, come colui che fu da Dio percosso, portando l’ira & la maledition dovuta a nostri peccati, & sbassato anchora infin nel profondo de gl’inferi per noi” (7).

 

(1) mattacini = giullari, saltimbanchi

 

Continuando la condanna con tali parole:

 

“Ma io vi prego ditemi, chi sarebbe & direbbe hora san Paolo s’egli entrasse nelle vostre Chiese, & come le ritrovasse tutte piene di tali ciarlatani & bagattellieri, & che la predication del Vangelo & la santa Cena di Giesu Christo fosse così rivolta & convertita in comedie, in bagattelle & in moreschi balli? Potrebbe egli riconoscere tal bagattellieri e mattacini per servidori di Giesu Christo? [...] Giesu Christo sostenne passione e morte da dovero: ma costor qui, facendosi beffe di lui, rappresentano quella ad usanza di bagattellieri, & ne fanno una comedia. Della qual cosa doverebbe tutto il popolo Christiano aver grandissimo horrore” (8).

 

In altra sua opera, il Passevino denuncia il lassismo di certi parroci che invece di ottemperare con slancio ai propri doveri religiosi, se ne stavano oziosi, con la mente rivolta altrove, a pensare cosa fare da mattino a sera, tutte bagatelle se rapportate alla sollecitudine con la quale tali sacerdoti avevano adempiuto inizialmente alla loro missione. Il tribunale del Cielo avrebbe riservato loro il giusto processo.

 

“Et se i santi Padri riputorno sempre essere indegna cosa di huomo e christiano, qual crede fermisimamente di havere a morire e rendere conto fino d'una parola oziosa, cioè ne buona ne cattiva, lo starsene come fuora di pensiero, e vivere senza un timore al Mondo, e cercare spassi e ricreationi mentre contro di lui si stanno formando nella Corte del Cielo processi strettissimi, essendo, si difficil cosa il salvare se stesso; Ah infelicissimi poi quelli, che havendo da rendere conto non di se soli, ma di tante migliaia d'anime, se ne stanno attendendo a bagatelle e cercando trattenimenti con che tirare il giorno dalla mattina a sera come si suol dire: Ah dove è quella tanto grande sollecitudine, che haveva quell' Apostolo Santo pieno dello spirito di Dio, di tutte le chiese?” (9).

 

Il gesuita e cardinale Francesco Toledo nelle sue istruzioni rivolte ai parroci sull’adempimento dei propri doveri di sacerdoti, li mette in guardia affinché evitassero di parlare di bagatelle e chiacchere inutili, cioè di intrattenersi con altri discorrendo di cose futili, poiché la bocca dei religiosi era stata consacrata al Vangelo e non certamente al “gossip”, come diremmo oggi, lasciando tali bagatelle ai secolari, di cui si pascevano allegramente.

 

“[…] si mediti quella sentenza di S Bernardo, quale scrive nel 1. lib. della considerazione ad Eugenio, dicendo che le bagatelle, e le chiacchere siano lontane dalla bocca tua: imperoche trà le secolari bagatelle, sono bagatelle, ma in bocca del sacerdote sono bestemmie, e se avviene, ch’a volte vi si cada in esse, non sono torti da tollerarsi, ma non mai da riferirsi, hai consecrata la bocca tua all’evangelo, à tali all’hora è illecito pubblicarlo, l’assuefarsi è sacrilegio” (10).

 

Gregorio Leti, scrivendo sulla storia della Gran Bretagna (11), nella Parte Terza del Libro Sesto descrive l’azione svolta da Enrico VIII per liberarsi dall’ingerenza della Chiesa Cattolica: in primo luogo incamerare le rendite degli ecclesiastici per rimpinguare le casse dello Stato; in seguito, distruggere il potere del Papa mediante l’uccisione di quei preti e monaci che non avessero abiurato la loro fede riconoscendo come capo della Chiesa lui stesso. Rispondendo a un’ipotetica domanda tesa a conoscere se ancora si svolgevano le messe, il Leti rispose che la domanda era una bagatella, ovvero di poco conto, dato l’ovvietà della situazione: le messe sarebbero state officiate solo da quei religiosi che avessero riconosciuto Enrico come legittimo ‘Capo della Chiesa’, mentre agli altri avrebbe riservato una morte sul rogo.

 

“In oltre Henrico non hebbe che questo solo pensiere di stabilire la Riforma, non affermo che ciò fosse per un Zelo di Religione, ma come Prencipe fiero, voleva mantenere quel che contro Roma havea dato principio à fare tanto, più che le rendite opulentissime smembrate dagli Ecclesiastici, per arricchirne il suo erario, non si potevano mantenere se non si distruggevano gli Ecclesiastici istessi, e questi non potevano distruggersi, se non si distruggeva prima la potestà del Papa come già fù fatto, di sorte che distrutto il Papato, & il Monacato non restava più Religione Romana. Sò che alcuni mi diranno, ma si diceva ancor la Messa: Bagatelle: ma chi diceva questa Messa? Ve lo dirò. Quei Ministri, (horsù diamoli il vecchio titolo) quei Preti che facevano solenne abiuratione dell'auttorità del Papa, della Sede Apostolica, e di tutto il Papato, e che riconoscevano, e prestavano ubbidienza ad Henrico VIII. come à un vero, e legitimo Capo della Chiesa. Ecco à chi permetteva di celebrar la Messa, e gli altri che ardirono farlo senza questa conditione furono tutti bruciati, e questa è forse Chiesa Romana?” (11).

 

Note

 

1 Retrattatione del Vergerio. Nell’Anno LVI [1aprile 1556], s.l. [ma Tubinga], s.e., s.n.p.

2 - Orto, giardino, frutteto, cinto da mura o da siepi.

3 - I versi “Accipit et bibite ex hoc omnes, hic est enim sanguis meus= Prendete e bevetene tutti, questo è infatti il mio sangue"(Mt 26, 27-28). fanno parte del Canone Romano, antica preghiera eucaristica del rito romano.

4 - Retrattatione del Vergerio, cit., s.n.p.

5 - Operetta nuova del Vergerio, nella qual si dimostrano le vere ragioni, che hanno mosso i Romani Pontefici ad istituir le belle cerimonie della Settimana Santa, Tiguri [Tubinga], Apud Andream Gesnerus F. & Rodolphum Vuissembachium, M D LII [1552], p. LI.

6 - Gio: Battista Possevino, Delle Dichiarationi delle Lettioni di tutti li Matutini dell’Anno, In Ferrara, Appresso Benedetto Mammarelli, MDXCII [1592], p. 1468.

7 - Pierre Viret, De fatti de veri successori di Giesu Christo et de Suoi Apostoli, et de gli Apostati della Chiesa Papale, s.l., Per Giovan Luigi Pascale, M.D.L.VI. [1556], pp. 43-44.

8 - Ibidem, p. 453.

9 - Giovan Battista Possevino Mantovano, Discorsi della Vita et Attioni di Carlo Borromeo Prete Cardinale di Santa Chiesa, In Roma, Appresso Iacomo Tornieri, L’Anno MDLXXXXI [1591], p. 134.

10 - Francesco Toledo della Compagnia di Giesu, Cardinale di Santa Chiesa, Istruttione de’ Sacerdoti e Penitenti, nella quale si contiene la somma assolutissima di tutti i Casi di Conscienza, Tradotta in lingua italiana dal R.P.F. Andrea Berna Vinetiano, In Venetia,Presso il Baglioni, M.DC.LVII [1657], p. 874.

11 - Gregorio Leti, Il Teatro Britannico ò verò Historia della Grande Brettagnia, Parte Terza, Amsterdamo, Per Abramo Wolgang, M. DC. LXXXIV [1684].

12 - Ibidem, p. 537.

 

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