Saggi di Andrea Vitali

San Bernardino e le Carte da Gioco

Carte regolari e trionfi nelle cronache sulla vita del Santo

 

La vita di San Bernardino così come descritta dagli Acta Sanctorum (1) si basa su tre cronache composte da diversi autori: la prima chiamata semplicemente Vita, è desunta da un manoscritto aquilano (Ex MS autentico Aquilano) composto nel 1472 (Post corporis translati composita); la seconda, la Vita I Antiquior, fu redatta nel 1445 da San Barnaba (Auctore Barnabaeo Senesi coevo), che visse al tempo di Bernardino (ex MS. Francisci S. R. E. Card. Barberini), mentre la terza, denominata Vita II Antiquior (ex MS Vallicellano Patrum Congregationis Oratorii, Romae),si deve a Maffeo Vegio (Mapheo Veghio Laudensi) che assistette personalmente a molte vicende riguardanti Bernardino, come gli Acta riferiscono con l’espressione “in pluribus oculato teste”. Quest’ultimo, nato nel 1407 e morto nel 1458, compose il  De vita et obitu atque officium beati Bernardini nel periodo in cui era Datario alla Corte Pontificia, incarico che svolse fra il 1431 e il 1447. Pertanto, poiché Bernardino morì nel 1445, egli compose la vita del Santo entro i due anni successivi, comunque non più tardi del 1447. Alcuni frammenti della Vita di San Bernardino così come descritti da Giovanni da Capestrano, compagno del Santo, vengono talvolta riportati in ordine sparso e anche nelle note (Annotata) per avvalorare le affermazioni degli altri autori laddove coincidenti con la cronaca da lui redatta.

 
Michael Dummett era scettico sulla presenza dei trionfi a Bologna nel periodo in cui Bernardino tenne la sua predica (1423), sostenendo che nella più antica vita riguardante il Santo, così come riportata negli Acta e risalente al 1445, essi non sono citati, al contrario della vita composta dall’anonimo aquilano molto più tardivamente, cioè dopo la traslazione del Santo nel 1472. Egli ipotizza che l’inserimento in quest’ultima delle triumphales carticellae sia da attribuirsi esclusivamente a una aggiunta dell’autore in quanto i trionfi erano estremamente popolari nel periodo in cui egli scrisse la sua cronaca. Inoltre avvalora la propria tesi basandosi sul fatto che il sermone del Santo, come riportato nel Quadragesimale de cristiana religione, non prende in considerazione questa tipologia di carte. La terza vita composta da Maffeo Vegio non risulterebbe di alcuna utilità ai fini di questa disamina in quanto l’autore parla genericamente di giochi proibiti, senza menzionare alcun genere di carte.

 

A questo proposito scrisse lo storico inglese: “The Bollandist Acta Sanctorum, vol. XVI (May, vol. V), Antwerp, 1685, prints three lives of St. Bernardine, whose feast-day is 20 May. Of these, the first and latest, written some time after the translation in 1472 of St. Bernardine’s body, which it records, speaks of triumphales carticellae as being brought out to be burned (p. 267, col. 1). However, the first of the two earlier lives, written, according to the editor (p. 257, col. 1), in 1445, within a year of Saint’s death, mentions only naibes (regular plying cards) as having been burned (along with dice and game boards). Furthermore, the sermon preached by the Saint on this occasion (Sermo 41 “Contra alearum ludos”, Quadragesimale de Christiana religion, S. Bernardini Senensis O.F.M. Opera Omnia, ed. PP. Collegii S. Bonaventurae, vol. II, Florence, 1950, pag. 23) mentions only regular playing cards, and not Triumphi (although it is true that St. Bernardine does appear familiar with packs having four court cards per suit, as he speaks of Queens as well as Kings and milites superiors et inferiores) (2).


La sensazione che il lettore trae dalla lettura dello scritto di Dummett è che egli, riferendosi ai trionfi e alle carte, abbia confrontato quanto riportato nella prima e nella seconda vita di Bernardino in merito alla predica che egli fece a Bologna, cosa che non corrisponde alla realtà. Infatti mentre la Vita di anonimo parla della tipologia di carte presa di mira dal Santo quando predicava nelle varie città, nella Vita I Antiquior, San Barnaba riporta una predica che Bernardino tenne a Siena. Nulla quindi a che vedere con Bologna.


Vediamo nello specifico quanto riporta la Vita dell’anonimo aquilano. Dopo una disamina sulla generale condanna degli abiti, delle acconciature e di quanto le donne mettevano in mostra per apparire più belle, Bernardino si scagliò contro i giochi d’azzardo: “Indumenta peregrina et lineamenta pulchritudinem vultus conferentia adulterinaeque capillaturae ac pretiosi ornatus, larvales praeterea facies, aleae, taxilli, triumphales carticellae in forum deferebantur, omnia igni tradenda atque comburenda” (3). Si parla cioè di dadi e di carte di trionfi che vennero pubblicamente bruciati nelle piazze in seguito alle sue prediche contro i giochi d’azzardo. Procedendo nella disamina della Vita di anonimo occorre sottolineare che nel 1472 il gioco dei trionfi non era ancora stato condannato dalla Chiesa. Se l’autore ne avesse parlato solo perché erano comunemente conosciuti nel periodo in cui scrisse la sua cronaca, come sostiene Dummett, avrebbe dovuto tenere in considerazione che i lettori contemporanei non avrebbero compreso il motivo di tale inserimento, in quanto il gioco dei trionfi era ancora considerato lecito nel 1472 (4). A nostro avviso risulta più plausibile che l’anonimo aquilano abbia desunto questa informazione da fonti antiche. Nel contempo è invero ipotizzabile che Bernardino, il Santo annoverato nella storia della Chiesa come il più accanito contro i giochi di carte, li avesse veramente citati dato che nel periodo in cui egli lanciava i suoi anatemi i trionfi non rispecchiavano ancora quei dettami della Scala Mistica che li mise in seguito al riparo dall’azione della Chiesa, il cui il potere a Bologna era estremamente oppressivo (Si legga in proposito l’Addenda  nell’articolo
L'Ordine dei Trionfi).

Come abbiamo sopra riportato, nella Vita I Antiquior i riferimenti al gioco si trovano nella narrazione delle prediche che il Santo tenne a Siena per un periodo di cinquanta giorni: “Senenses vero, cum intellexerunt Fratrem Bernardinum, civem suum, jam praedicationes suas Florentiae consumasse; legatum ad eum ii, qui amplum Magistratum urbis gerunt, mittunt. Qui jam consummatis ac terminatis illic praedictionibus, suam in patriam, voluntate Senensis oratoris accepta, quam raptim venit. Ibi Senenses viri cunctusque populus lietissima fronte eum receperunt: ubi per quinquaginta dies in foro magno urbis praedicans, animosque Senensium omnium ad omnem voluntatem suam reducem, ad pristinam et vetustam consuetudinem bene et Christiane vivendi eos firmavit: templum etiam suo intuitu jam dudum inceptum, pensionibus publicis magnifice est completum. Ludi vero taxillorum non solum suo jussu deleti fuere, sed coram Gubernatore hujus Reipublicae naibes, taxillos, tesseras, et instrumenta insuper lignea, super quae avare irreligiosi ludi fiebant, combustos esse praecepit: pacemque inter dissidentes componens, cuctum populum pacatum ac tranquillum suavissima oratione sua reddidit” (5). In questa occasione, furono bruciati dadi, tessere del domino, ogni strumento ligneo (le tabelle da tavola reale) e naibes, cioè le carte che potremmo definire regolari (senza i trionfi). Queste prediche vennero tenute da San Bernardino nel 1427, dopo aver concluso i suoi interventi a Firenze. 

 

Se si accetta la nostra tesi che i trionfi siano stati ideati a Bologna verso il 1410-20, essi non potevano certamente essere ancora presenti a Siena nel 1427, epoca della predica accennata, per cui giustamente San Barnaba ricorda esclusivamente i naibes.


In riferimento all’asserzione di Dummett riguardante la mancanza dei trionfi fra i giochi condannati da San Bernardino in occasione della sua predica bolognese così come riportato nel Sermone Contra alearum ludos contenuto nel “Quadragesimale de christiana religione” (6), occorre valutare che il Santo predicò in lingua volgare e che la versione latina del sermone, composta tardivamente rispetto alla data della predica, cioè fra il 1430 e il 1450, si basa, come avveniva sempre in questi casi, sia sulla tradizione orale che su scritti non del tutto precisi o riportati incompleti.


La citazione nel Sermone di nostro interesse è la seguente: "Et ut tantum bonum melius sortiatur effectum, ex gratia ab omnibus vobis pro munere peto, mihi per nuntios fidos transmitti omnia talia instrumenta consueta, ad talem fortuitum ludum: sicut sunt tabularia, taxilli et carticellae et consimilia ita ut adunata simul cum licentia Domini Episcopi mihi concessa publice comburantur. Quod qui fecerit, participem esse volo omnium missarum, quas in toto praesenti anno dicturus sum" (7). Dopo aver indicato le carte, il testo riporta le parole “et consimilia”, vale a dire giochi simili. Conoscendo l’accurata puntualità del Santo nell’elencare ogni cosa (si veda a questo proposito quanto Bernardino scrive sul significato dei semi e delle carte di corte nell’articolo Semi Simbolici
), l’espressione “et consimilia” suona eccessivamente riassuntiva.


Infine occorre considerare che le tre vite divergono fra loro in riferimento alle carte: la Vita dell’anonimo aquilano cita esclusivamente le triumphales carticellae enon le carte regolari (che in realtà avrebbe dovuto citare a maggior ragione dei trionfi, in quanto sia all’epoca di Bernardino sia nel 1472 il loro uso era condannato); San Barnaba parla solo di naibes (ma, come si è detto, in occasione di una predica tenuta a Siena), mentre il Vegio, la cui vita sul Santo  è praticamente coeva a quella composta da San Barnaba, non parla né di trionfi né di carte regolari. Da quanto esposto riteniamo dunque possibile considerare attendibile quanto riportato dall’anonimo aquilano in riferimento alla presenza dei trionfi a Bologna nel 1423.

 

Un’ulteriore predica svolta dal Santo in volgare a Siena nel 1425, risulta utile per comprendere i significati attribuiti da Bernardino ai semi e alle carte numerali e di corte: “Breviari del Diavolo so' le carte e naibi. E li ricciuoli de la donna sono e naibi piccoli. El prete è chi giuoca. Tu sai ch’e breviari so’ miniati; così sono naibi. Le lettere so’ maze, cose da pazi; coppe, cose da ubriachi e tavernieri; denari, cosa da avari; spade, cosa da quistione, briga e ucisioni. Le lettere miniate sono: re, re de’ ribaldi; reina, reina delle ribalde; sopra sodomitto;  sotto è lussuria” (8). Concetti che ritroviamo anche in latino nei testi dei Sermoni Canonici del Santo: “Nec deficere volo ecclesiastici meis breviaria ac diurnal, quae esse iubeo charticellas seu naibos in quibus variae figurae pingantur, sicut fieri solet in breviariis Christi, quae figurae in eis mysticam malitiam praefigurent, ut puta denarii, avaritiam; baculi, stultitiam seu caninam saevitiam; calices sive coppae, ebrietatem et gulam; enses, odium et guerram; reges atque reginae, praevalentes in nequitiis suparadictis; milites inferiores et superiores, luxuriam atque sodomiam aperta fronte proclament” (9).  

 

In un passo degli Analecta (10) Bernardino consiglia a un padre di famiglia, che costruiva giochi proibiti, di sostituire quegli oggetti con il monogramma di Cristo, assicurandolo che ne avrebbe ricavato ben più denari: “Cum in quadam civitate magna tam ferventer praedicasset, ut asseres ludentium et tesseras frangerentur, et corburerentur; indignatus ille, qui eos et eas, scilicet asseres et tesseras, facere solebat, ad Sanctum venit, conquerens quod jam pauper efficeretur. Sciscitanti vero S. Bernardino si aliud officium nesciret, respondit, Non. Ad quem Sanctus ait: Dabo tibi sanum consilium: et accipiens circinum, fecit circulum rotundum, in quo solem pinxit, et in medio solis nome Jesus descripsit: quod sicut decuit in summo honore habuit…Quia hoc nomen Jesus in tali figura solari supra se apparuit, et ideo prae magna devotione hanc figuram composuit, et querelanti dixit carpentori, ut tales figuras de cetero faceret. Qui magister sive carpentarius aut artifex hoc faciens, dives effectus est, et majorem quaestum quam prius acquisivit” (11).

 

Concludiamo ricordando che sulla scia di San Cipriano, vescovo e martire, anche San Bernardino, come fra l'altro l'anonimo autore del Sermo Perutilis de Ludo (12),  attribuì l'invenzione del gioco dei dadi e delle carte al Diavolo, così come espose nel Sermone De amore fugiente

 

In vece  d'esempio vaglianci d' unaparabola di San Bernardino, che piaccia a Dio, che non sia istoria. Havando Lucifero Principe delle tenebre spedito per varie parti le legioni de’ suoi Demonj a spargervi la maledetta zizania delle sue tentazioni, avvenne che questi in un tempo rimasero grandemente scornati. Cio fu nelle feste del Santo Natale, quando i Fedeli di Cristo venivano a penitenza, frequentavano i divini misteri, e ricevevano Santissimi Sacramenti. Onde gli Spiriti maligni, veggendo deluse le loro insidiose arti, arrabbiavano, e patìvano maggiori tormenti, che nel resto dell'anno. Perciò fecero tra loro una combriccola per trovarvi riparo. Spe­dirono due di loro per ambasciadori a Lucifero, uno nomato Azardo, e l’altro Sbaraglino, e che riferissero i peggiori tormenti, ch’erano costretti a sofferire in quelle sacre feste,. Ne ricercò il gran Diavolo la cagione, e udì ríspondersi: Che nel primo giorno del Natale ogni Sacerdote celebrava tre Sacrificj, e nei susseguenti facea molte sacre funzioni di gran pietà, alle quali tutto il popolo concorreva con ispecial divotione. Venivano i Fedeli contriti al tribunale Iella Penitenza: S' accostavano alla  mensa Eucaristica a pascersi del pane degli Angioli: Frequentavano le Chiese ad esercitare continui atti di devotissime opere: per le quali (dissero) gli An­gioli del Cielo più spietatamente che mai ci perseguitano. Onde le nostre insidie, ed i nostri artificj ad altro piu on vagliono, che a trarre sopra di noi maggior tempesta di percosse, e di fup­licj.Allora Lucifero sdegnato soggiunse: troverò ben io modo, che i Sacrificj che sì consacrano a Dio, si cambino in offerte dedicate a me. Farò che in vece delle Chiese siano frequentate le taver­ne: Che gli altari sieno le tavole de' giuochi: Che agli Uffici Divini sotten­dino giocosi trattenimenti: Che alle sacre preci, e a' divoti canti succedano spergiuri, e bestemmie: A' digiuni le crapole: Agli stromenti di penitenza e divotione le carte, e i dadi. In sommaa tanti sacri ministeri de' sacerdoti, e tante pie opere de' Fedeli, opporrò le malizie de' miei ministri, ed i misfatti ai miei partigiani. Ite dunque, miei  vassalli, e fatta co' vostri colleghi a conventicola, ciascuno s'ingegni trovar varie sorti di giuochi, accioche  in diverse guise si offeriscano a me i Sacrificj, e sieno impediti e frastornati quelli, che si dedicano a Cristo. In premio di coloro, che inventeranno i giuochi, voglio che questi siano denominati dal loro nome. Così il giuoco Sbaraglino fu inventione del Demonio Sbaraglino: Quello d’Azardo fu ritrovato, e detto dal rio Spirito Azardo: L’altro di Minoreto hebbe l’origine e ‘l nome dal maligno Minoreto: E similmente gli altri giuochi da altri Demonj. Unde quicunque ludit istis Ludis, pro Deo suo, celebrat Diabolo: quia ex Ludo nihil oritur, nisi malum. Tutte parole del Santo. S. Bernardinus Tom. 4. Serm. 33 De amore fugiente (13).

 

Note


1
- La versione degli Acta Sanctorum presa da noi in esame è del 1861 (Parigi e Roma), Vol. 18, Tomo V, Mese di Maggio.
2 - Michael Dummett, The Game of Tarot,  London, 1980, p. 142.
3 - Caput II: Profectus in vita monastica. Fructus concionum, Col. 2, p. 95.
4 - Il gioco dei trionfi fu tollerato per tutto il QuattrocentoDi seguito riportiamo alcune testimonianze .

Negli
Statuti di Crema del 1483 (63) troviamo: “Nullus ludat ad bisclaciam taxillos vel ad cartas in nundinis et si qui contrafecerit quod poena duplicetur. Ibidem. (64): Ed intelligatur bislacia (1) ominis ludus taxillorum et cartarum: et  exceptis ludis triumphorum et schachorum" e  sempre dagli Statuti del 1534 (89) della stessa città veniamo a conoscenza che il gioco dei trionfi e quello dei tarocchi* oltre agli scacchi erano ancora permessi: "
Quilibet possit ludere ad tabulas et schacos et triumphos et tarochum de die et de nocte".  

 

(1) Il termine bislacia è imparentato con beschizo, cioè bisticcio, litigio, inevitabile conseguenza del gioco d'azzardo.

* Il gioco dei Trionfi e quello dei Tarocchi erano due giochi distinti. In effetti già ad iniziare dalla fine del sec. XV per Tarocchi si intendeva il gioco composto dai 22 trionfi e dalle 56 carte numerali, mentre il gioco dei Trionfi prevedeva il solo utilizzo delle carte regolari. In questo gioco, con la parola Trionfo si connotava il seme di briscola. Una variante che si ipotizza essere stata importata  dalla Penisola Iberica. Si veda al riguardo la nostra disamina al saggio Trionfi, Trionfini e Trionfetti.

Così invece si esprimevano gli Statuti di Bergamo (Statuta Magnificae Civitatis Bergomi) del 1491 nei seguenti due Capitoli: 

De pena tenentis ludum
, vel ludentis in domo. Cap. CLXXI - Si quis in domo, curia, horto, brolo, vel aliqua alia parte Civitatis, vel districtus Bergomi tenuerit ludum aleae, biselantiae, vel reginetae, sozi, santii, ochae, vel alterius cujusvis generis ludi, alea rum, vel cartarum ad tertiam, & quartam, fluxi, ronfae, vel crichae, aut alterius generis cartarum, exceptis triumphis, scachis, & tabulerio, cadat in penam libr. quinquaginta Impérial. Et intelligatur tenere ludum ut supra, sietiam inde fuerit publica vox, & fama: quae pena applicetur pro dimidia accusatori, & pro alia dimidia Com. Berg.

De pena ludentium
. Cap. CLXXII  - Nullus audeat vel presumat ludere ad azzarum, nec ad aliquem ludorum predictorum de die in Civitate, vel districtu Berg., sub poena libr. duodecim Imp; & si de nocte poena duplicetur: & intelligatur ludere, si reperti fuerint habere antè vel iuxtà se discum, taxillos, vel cartas vel aliud praeparamentum ad ludendum: salvo quòd non comprehendantur in praesenti capitulo ludentes ad triumphos, ad tabulerium, & schachos, usque ad  lib. quinque Imp., in uno die. Et quòd in praedictis, & quolibet praedictorum possit Magn. D. Potestas, & ejus Judices procedere per inquisitionem, & per praesumptiones evidentes, & urgentia indicia, & repertos culpabiles ita condemnare: quarum pœnarum medietas sit Comunis Bergomi, & alia medietas accusatoris. Et vincentes teneantur ad restitutionem pro medietate perdenti, & pro alia medietate Com. Bergomi. Et quòd Comunia, & Consules locorum, Viciniarum, & Burgorum, & Consules Vilarum, & Terrarum teneantur notificare ipsos ludentes, & praestantes domos, vel loca ad ludendum, sub pęna lib. quinque Imp. Et quòd possìnt, & debeant fieri denunciae, querellae, accusae, seù conscientiae; & formari inquisitiones de praedictis infrà unum mensem post ludum; alitèr non admittantur accusationes.


Negli "Statuta Civitatis Ferentini" (Ferentino, in provincia di Frosinone) del sec. XV, la Rubrica CXX "Quod nullus ludat ad taxillos" (c. 24r) accanto al divieto di giocare ai dadi (Item statuimus quod nullus presumat ludere ad aliquem ludum taxillorum) o a giochi d'azzardo in generale (ludere ad azardos pro velle sine pena), e con divieto assoluto di giocare all'interno delle  chiese sotto pena del doppio di quanto era previsto per gli altri casi (Et nulli liceat in aliqua ecclesia ludere ad taxillos ad penam dupli), permette di giocare dalla kalende di maggio alla fine di settembre per le vie e per le pubbliche piazze, senza incorrere in alcuna pena, a carte, a cricca, a ronfa, ai trionfi, ecc, con l'avviso di non maledire o bestemmiare Dio o i Santi (1) prevedendo in caso di contravvenzione una pena doppia di quella indicata dalla rubrica sui bestemmiatori in genere: "Adiicientes quod a kalendis mensis maii usque ad finem mensis septembris possit quilibet ludere sine pena per vias et plateas publicas ad ludum cartarum, videlicet ad criccham, ad rumpham et ad triumphos, ad spiczicum et ad ludum directum, videlicet «chi fa più giochi» tantum et non [ad alios] ludos; contrafacientes pena supradicta pu[nia]ntur. Et, quicunque maledixerit seu blasfemaverit Deo vel sanctis eius in ludo, solvat penam dupli que in statuto de blasfemationibus continetur et nihilominus solvat penam de ludo".


(1) 
Il bestemmiare dei giocatori fu uno dei tanti motivi che indusse la Chiesa a condannare i giochi di carte. In molti casi per la formulazione degli Statuti i governi laici si servirono  di religiosi come, ad esempio, a Rieti dove nel 1489 il Consiglio Comunale accolse le proposte di Frate Andrea da Faenza (l'architetto che collaborò alla edificazione di San Petronio a Bologna) per una serie di riforme riguardanti la vita civile e morale della città, fra le quali forti prese di posizione contro coloro che giocando bestemmiavano: "Item contra ludentes ad ludos vetitos et prohibitos et vendentes et retinentes cartas et taxillos ac etiam facientes illos et blasfemantes Deum et sanctos dixit et consuluit puniendos esse secundum formam statuti et reformationum civitatis Rheate" (Rieti, Archivio di Stato, Riformanze 47, 1488-1492, c. 93).

Il gioco negli Statuti di San Ginesio, Sarnano, Urbisaglia (Marche)

"Durante le festività natalizie questi Statuti permettono di giocare entro certi limiti di spesa (una bevuta) a giochi non permessi durante il resto dell'anno. Sono sempre proibiti i giochi d'azzardo ed espulsi i giocatori venuti da altri Comuni: a San Ginesio (IV.78, V.6 e 7), ad esempio, sono proibiti il ludus tabularum e taxillorum sive cartharum, ma si può giocare al primo nella piazza del Comune, cioè sotto il controllo di tutti, ludendo aliquem scoctum, e non più (1).

Gli statutari sarnanesi (2), ludi crimen satis Deo detestabile et hominibus pernitiosum fore arbi­trantes, ex quo furta, caedes et blasfemiae quotidie exoriuntur, vietano i ludi alae, azardi, taxillorum, tabularum, cartarum e tutti gli altri nei quali la posta è una somma di denaro, excepto ludo scachorum, pilae, plastrellae, saltationis, iaculationis et aliis huiusmodi ludis, qui virtutis seu fortitudinis alicuius ostendendi gratia fierent (IV. 4), nei quali si possono giocare anche 10 bolognini. Tuttavia ad ludum tabularum et triumphorum (3) ci si può giocare qualcosa da mangiare e da bere, purché il gioco avvenga pubblicamente nella piazza e nel palazzo comunale (evidente­mente all'esterno) e la somma complessiva in gioco non superi gli 8 bolognini, ed infine purché tutti partecipino alla mangiata e alla bevuta, certamente non molto ricche. Per chi contrav­viene, 10 libre di multa e 3 giorni di prigione.

Ad Urbisaglia (I.1, III.7) sono elencati tra i giochi proibiti, oltre il ludus azardi, taxillorum vel tabularum, il ludus alearum, ciono­rum, laquearum, piolorum et virgittarum ed altri ancora (si tratta di giochi con i birilli, con le carte, con i dadi e con le verghette); sono invece permessi gli scacchi e il ludus tabularum de totis tabulis. Tutti i giochi sono proibiti in taberna e dovunque si venda vino. Per le feste di Natale, il permesso è concesso dal Podestà" (4).

(1)
Gli Statuti di San Ginesio risalgono al sec. XIV.
(2)  Il manoscritto degli Statuti di Sarnano, che risale al 1507, raccoglie diverse rubriche già presenti in Stututi anteriori della città.
(3) A nostro avviso questa indicazione riguardante il Ludum Triumphorum è stata riportata da una rubrica già esistente in una precedente legislazione della città, da farsi risalire al più tardi alla seconda metà del sec. XV. 
(4) Questo testo è stato riportato da: Dante Cecchi, Aspetti di vita cittadina, in "La Valle del Fiastra tra Antichità e Medioevo", Atti del XXIII Convegno di studi maceratesi, Abbadia di Fiastra, Tolentino, 14-15 novembre 1987, p. 500.

Gli Statuti di Fiume, concessi al Comune da Ferdinando I nel 1530, erano molto permissivi in quanto erano tollerati molti giochi altrove condannati, come quello delle carte, dei dadi, delle tavole, della ronfa e dei trionfi ad esclusione, assieme ad altri, della bassetta: "Liceat tamen tam in terra Flùis quam in districtu ludere ad ludum tabularum seu alearum & ad ludum cartharum ac runfe & triumphorum vel ad alium similem ludum, excepto ludo bassette..." .

Altre città che nei loro Statuti permisero il gioco dei Trionfi furono Brescia: "
Et intelligatur buschazia omnis ludus taxillorum et cartarum exceptis ludis tabularum et rectis ludis triumphorum et scachorum" (1488); Riviera di Salò: "Salvo quod licitum sit cuilibet personae impune ludere ad schacos, aleas, seu tabulas, et rectum ludum triumphorum cartae, et cartarum usque ad summam librarum 3" (1499); Reggio-Emilia: "Hoc tamen Statuto non comprehendantur ludentes ad tabulas, & scachos, & triumphos cum chartis" (1500). 
 
Casi isolati di condanna del gioco dei Trionfi si ebbero ad Assisi con un bando pubblico  del 1470 (si veda in proposito il saggio Trionfi Permessi, Trionfi Proibiti), a Padova con un sermone che il predicatore leccese Roberto Caracciolo tenne nel 1455 (Si veda al riguardo il saggio Laudabiles et Vituperabiles) e con la condanna di gioco inducente a peccato mortale da parte del  Beato Pacifico da Novara nell'opera Somma Pacifica del 1475  (si legga nell'Addenda al saggio Il Gioco delle Carte e l'Azzardo  il titolo l' Interrogationi de' Mercanti). 

Grazie alle ricerche sugli Statuti di diverse città italiane svolte da studiosi come Pietro Sella, Ludovico Zdekauer e Gherardo Ortalli, sappiamo che i giochi permessi erano così chiamati: bàzega, gilenum, primera, tarochum, triumphos. Erano proibiti quelli chiamati: abbales, banco fallito, bassetta, cricca, erbette, fluxum, lanzichinech, reginetta, ronfa, taglio, tertia et quarta, trenta e quaranta, la “bislacia cartarum”, e le “carte del suit”». 
Una pressoché completa informazione sui documenti del XV secolo riguardanti il gioco dei Trionfi si trova al link http://trionfi.com/0/e/36/ del sito  www.trionfi.com.

 

5 - Caput II - Constitutio Naturalis. Amor ergo Deiparam. Loca plurima concionibus illustrata. Col. 2, p. 111. 
6 - In realtà il sermone Contra alearum ludus non è il 41 come riportato da Dummett, ma il 42 (XLII). 

7 - Quadragesimale de Christiana religione S. Bernardini Senensis, Opera Omnia, Sermo XLII, Art. III, Cap. III.
8 - Thierry Depaulis, Breviari del Diavolo so' le carte e naibi: How Bernardine of Siena and his Franciscan followers saw playing cards and card games, in Jörg Sonntag (a cura di)  “Religiosus Ludens: Das Spiel als kulturelles Phänomen in mittelalterlichen Klöstern und Orden”, De Gruyter, 2013, pp. 115-134. Si veda anche: Bernardinus Senensis, Sermo 12: Questa è la predica del giuoco, in “Le prediche volgari di San Bernardino di Siena. Predicazione del 1425 in Siena”, ed. Ciro Cannarozzi, Vol. I, Firenze, 1958, pp. 173-186.

9 - S. Bernardini Senensis, Sermo 42: Contra alearum ludos, op. cit.

10 - Analecta (Ex duabus Vitis Mss. & totidem excusis, aliisque tractatibus & auctoribus) in “Acta Sanctorum”, Cap. II: Fructus Concionum ejus, emendandis moribus, haereticis coercendis, sedantis contentionibus relati, Col. 2, p. 137.  

11 - Si legga al saggio Il Gioco delle Carte e l’Azzardo, il racconto in lingua italiana del passo in questione come riportato da un teologo del XIX secolo in una sua opera sulla vita e le opere del Santo. Nello stesso saggio e in Semi Simbolici si trovano altri passi tratti dalle tre vite di Bernardino.
12 - Si legga al riguardo il saggio  Il Gioco delle Carte e l'Azzardo.   

13 -  Carlo Gregorio Rosignoli, Il Giuoco di Fortuna overo il Bene, e ’l Male de’ Giuochi, Modona [Modena], Per Antonio Capponi, 1703, pp. 30-32.

 

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