Gesù, la falce, il martello

Saggio di Franco Cardini

 
Gesù   Franco Cardini 
GESÙ, LA FALCE, IL MARTELLO


Edizioni LA Vela, Viareggio (https://edizionilavela.it/)


Copertina in brossura editoriale
Misure: cm. 14 x 20,5
pp. 216

ISBN  9788899661175

 

 

Presentazione

di David Nieri

 

Questo libro è nato una mattina di fine marzo – il giorno dell’Annunciazione – durante una chiacchierata al telefono con l’autore, in viaggio verso una delle sue infinite destinazioni.

 

Seguo Franco Cardini da anni, sul blog e alcune delle sue numerosissime pubblicazioni. Inutile dire che per me, editore da pochi mesi – seppur dopo un’esperienza quasi ventennale nel settore –, poter contare su un nome del genere in catalogo è qualcosa che va oltre la più rosea aspettativa. E di questo non finirò mai di ringraziarlo. Come non finirò mai di ringraziarlo per ciò che alla fine si è concretizzato su queste pagine, perché penso che neanche lui, all’inizio, si aspettasse un libro del genere.

 

Chi conosce e segue questo fantastico autore sa bene di che pasta è fatto. Fa discutere, Franco Cardini, ci costringe a una riflessione quando abbiamo perplessità su alcune delle sue posizioni, sempre supportate da una cultura e una conoscenza che ai più – me compreso – possono risultare imbarazzanti. Ma la riflessione è motivo di approfondimento, uno stimolo a porci ulteriori domande che meritano ulteriori risposte. Ecco, Cardini è uno dei pochissimi a riuscirci, a farlo senza peli sulla lingua.

 

In questo libro si affrontano molti dei temi a lui cari: Dio, la religione, la fede, il terrorismo, la globalizzazione, i drammi del presente. La sua lettura dei tempi che viviamo – da cattolico “tradizionalista” e “reazionario”, come lui stesso si definisce – è indispensabile per capire una Modernità – per Cardini il principale nemico da combattere – che ci trova spaesati, privi di una prospettiva esistenziale. Una Modernità che ha escluso la dimensione spirituale dal proprio orizzonte nel nome della più esasperata autodeterminazione. Una Modernità che disinforma per autosostenersi sulle proprie menzogne, creando nemici d’occasione per perpetuare un ordine radicalizzato su media compiacenti e interessi economici, quelli che da alcuni secoli hanno contribuito ad acuire le disuguaglianze tra i popoli, la sperequazione nel nome del dominio e della dittatura “occidentale”. Proprio questa Modernità, secondo l’autore, è alla base degli orrori che stiamo vivendo e che in passato abbiamo già vissuto.  […]

 

Invito alla lettura

di Franco Cardini

 

Sono da quando avevo meno di vent’anni, resto, rimarrò per sempre un cattolico tradizionalista. Il mio livre de chevet è il saggio di Carl Schmitt dedicato a Donoso Cortés. Ormai da molti anni visito ogni volta che posso la Kapuzinergruft di Vienna per rendere omaggio al “mio” imperatore, Francesco Giuseppe. Amo l’ordine, la gerarchia, la disciplina. Credo molto più nei doveri che non nei diritti.

 

Non mi piacciono le innovazioni e ho sempre detestato ogni tentativo di ridurre il cristianesimo a dottrina sociologica o a umanitarismo appena tinto di metafisica: sono avversario dichiarato di qualunque forma d’immanentismo e sono profondamente convinto che nessuna società costituita possa reggersi sulla base dell’autoreferenzialità etica emanante dalla ragione umana, cioè senza radicarsi in un principio d’ordine divino.

 

D’altra parte, come cristiano, so bene che la presenza della Chiesa nella storia in quanto testimone del Dio Vivente e del Suo Vangelo è stata scandita dalla continua necessità di riferirsi alla christiana forma, dunque di reformare deformata: il magistero pontificio, i concili, l’insegnamento dei Padri della Chiesa ce lo confermano attraverso i secoli.

 

Stat crux, dum volvitur orbis, come ripete il motto dell’Ordine certosino: il Cristo è l’Asse della Storia, attorno al quale danzano i secoli. E il Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, è il Fondatore di una Fede secondo la quale Divinità e Umanità sono eternamente congiunte. Una Fede unica, imparagonabile sia alle due Leggi di ceppo abramitico che pure tanto le sono prossime – l’ebraismo e l’Islam –, sia a qualunque tipo di culto fondato sull’immanenza del Sacro nel cosmo o nella natura e sul rapporto tra mythos e kerygma: cioè a quelle che con una certa imprecisione vengono di solito definite “religioni naturali”.

 

Per questo, nella Fede cristiana, l’amore per tutti gli uomini – non la semplice filantropia, non l’immanente umanitarismo – ha un valore immenso e assoluto; per questo il cristiano non può restare indifferente di fronte al dolore che attraversa e attanaglia il genere umano.

 

La Modernità non ha certo inventato il dolore, la violenza, l’ingiustizia. Ma ha consentito che essi divenissero noti a tutti, con i suoi potentissimi mezzi d’informazione, in modo da render impossibile l’ignorarli; e al tempo stesso li ha approfonditi e dilatati. Mai come in questi anni la distanza tra i pochissimi privilegiati e i miliardi di diseredati è stata più intensa e più profonda, più dolorosa e più inaccettabile: e tanto più in quanto essa è ormai universalmente nota. E tanto più inaccettabile quanto più essa convive con una società che sostiene d’individuare nel “progresso”, nel “benessere”, nella “libertà”, nella “giustizia” i suoi valori-guida, mentre accetta ch’essi vengano ogni giorno disattesi e vilipesi.

 

L’ipocrisia del mondo nel quale viviamo e dei suoi ceti dirigenti ed egemonici è giunta a un livello di oscenità che non può più essere tollerato. Lo dimostrano i martiri cristiani che sempre più spesso vengono assassinati perché tacciano. Lo dimostra la testimonianza dei missionari cristiani che sull’esempio di Bartolomé de Las Casas subiscono da secoli persecuzioni per aver dedicato la loro vita ad alleviare le sofferenze di uomini sfruttati, schiavizzati, seviziati da altri uomini che troppo spesso professano a parole ideali di fratellanza e di solidarietà.

 

Questo libro raccoglie alcuni scritti dedicati a denunziare l’ipocrisia dell’Occidente/Modernità e a onorare chi la combatte. Il Cristo apocalittico è il Signore dalla bocca del Quale escono due spade. Il Cristo-guerrigliero, che un artista rivoluzionario ha raffigurato anni fa col fucile in spalla, è figura adeguata del Signore della Seconda Venuta. I moderni simboli di redenzione sociale non possono non trovare il loro senso storico se non confrontati con il Redentore ch’è Misura di tutte la cose. Questo voleva insegnarmi mio nonno, contadino analfabeta, quando nel suo povero linguaggio mi ripeteva che “Gesù Cristo è stato il primo socialista”.

 

Gli scritti qui contenuti sono in parte inediti, in parte editi negli ultimi otto anni – tranne il primo, più “datato” –, in sedi disperse e difficilmente rintracciabili; su tutti essi ho comunque mantenuto il totale copyright. Li pubblico (o li ripubblico) qui, su invito delle Edizioni La Vela, come una sorta di journal intime: e sia chiaro che vogliono essere sì una testimonianza, ma in alcun modo né una “confessione”, né una ritrattazione, né – tanto meno – una provocazione. Il titolo di questa piccola raccolta ripete quello di uno di essi e allude a un simbolo politico che è potuto sì divenire, negli anni, un emblema di oppressione e di tirannia, ma che per molti popoli e per molte generazioni è stato insegna di lotta per la dignità del lavoro e per la libertà dallo sfruttamento. Beati quindi quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché verranno saziati. Parola del Signore.

 

Dedico queste pagine a due umili, eroici milites Christi. A padre Stanley Rother, sacerdote cattolico dell’Oklahoma e missionario in Guatemala, martirizzato il 28 luglio 1981 a Santiago de Atitlán (Guatemala) dagli sgherri del dittatore Rios Montt al servizio della United Fruits Company e della cia perché difendeva i diritti dei campesinos: padre Stanley è stato beatificato il 23 settembre 2017. E a fra Ilija Barišic´, francescano croato missionario ad gentes dal 1971 che, nella sua missione di Ngengere/Butembo nella Repubblica “Democratica” del Congo dove il 75 per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno, combatte da anni la sua battaglia in difesa dei bambini abbandonati, obbligati a lavorare nelle miniere d’oro, a combattere dall’età di 12 anni e spesso uccisi perché accusati di stregoneria; li alleva, fa loro scuola e li nutre. Ciò accade in una regione dell’Africa che è stata per quasi due secoli dominata da un paese europeo e cattolico di altissima civiltà e di esemplare democrazia e nel quale operano ancora felicemente alcune prospere lobbies occidentali. Una regione che avrebbe avuto tutto il tempo e il modo di svilupparsi serenamente, secondo i progetti ch’erano a parole portati avanti dal sistema colonialistico e che poi sono divenuti segnacolo in vessillo della decolonizzazione. Una regione che, come buona parte dell’Africa, possiede un suolo e un sottosuolo pieni di ogni ben di Dio e che, contro la lettera e lo spirito del diritto internazionale e della Carta dei Diritti dell’Uomo che l’Occidente ha imposto al mondo come Nuovo Vangelo Laico dell’Umanità, ospita uno dei popoli più poveri del pianeta, che pur abitano nel continente più ricco del mondo. Un ossimoro, questo, reso “miracolosamente” (!) possibile dalle logiche della ricolonizzazione economico-finanziario-tecnologica occidentale e dalle dinamiche della globalizzazione: un ossimoro che obbliga milioni di uomini, di donne e di bambini a fuggire a rischio della vita dai loro paesi, migrando verso terre abitate da gente ch’è diventata ricca anche grazie allo sfruttamento dei beni rapinati dal loro continente e che tuttavia si rifiuta di ospitarli. Combattere contro questa realtà della quale il libero e felice Occidente è responsabile è oggi il primo, sacrosanto dovere di chiunque si dica cristiano, di chiunque creda in quel Dio che deposuit potentes de sede et exaltavit humiles  exurientes implevit bonis et divites dimisit inanes.

 

INDICE

 

Presentazione dell’Editore

 

Invito alla lettura

 

La presenza dell’inattualità

(15 maggio 2004)

 

Perché non dobbiamo più dirci cristiani (a meno di non esserlo)

(16 febbraio 2009)

 

Il potere, l’eternità e i libri

(29 marzo 2012)

 

Il Dio di Novak e il Dio d’Abramo

(9 ottobre 2012)

 

Il papa e la Modernità

(13 marzo 2013)

 

Il mistero della forza della Chiesa. La fedeltà dei ribelli

(26 maggio 2013)

 

Lampedusa, il Mediterraneo, l’Europa

(23 ottobre 2013)

 

La Chiesa e il danaro

(23 novembre 2014)

 

Benigni e i comandamenti

(25 dicembre 2014)

 

Crisi dei valori religiosi. O crisi di che cosa?

(13 aprile 2015)

 

Quelle due o tre cosucce da notare su papa Francesco

(31 maggio 2015)

 

Gesù, la falce, il martello

(12 luglio 2015)

 

“Che se li porti lui in Vaticano”: ovvero il funerale della destra

(9 agosto 2015)

 

Conversando di storia

(25 ottobre 2015)

 

La mia Bibbia

(25 dicembre 2015)

 

Avremo le diaconesse?

(15 maggio 2016)

 

“Maschio e femmina lo creo”

(15 maggio 2016)

 

Una Chiesa schizofrenica?

(22 maggio 2016)

 

Ma quanto è lunga la strada per la libertà?

(22 maggio 2016)

 

Ma quale bellezza, per quale mondo?

(22 maggio 2016)

 

L’Islam è intollerante

(24 luglio 2016)

 

Ci vuol altro, per far della satira

(3 settembre 2016)

 

Lettera aperta a quelli della “Marcia della Pace”

(9 ottobre 2016)

 

Il terremoto, i simboli e la giustizia divina

(6 novembre 2016)

 

Caro amico, Ti scrivo…

(25 novembre 2016)

 

Appello per la rinascita della coscienza liturgica

(8 gennaio 2017)

 

Siffredi batte Bonaparte

(12 febbraio 2017)

 

A proposito di cristiani perseguitati

(7 maggio 2017)

 

Il papa e la gente

(14 maggio 2017)

 

Don Lorenzo Milani

(26 giugno 2017)

 

Congedo

 

 

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